ATTO SECONDO
Scena Primera
(Tempio di Diana, boschetto. Britomarte, Silvio, Endimione, Doristo che escon dal tempio)
▼BRITOMARTE▲
Or ch'ho sciolto i lacci vostri,
cari amici, andar potete;
quando poi felici siete
ricordatevi di me.
▼SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO▲
Mille grazie, o ninfa bella,
noi rendiamo al tuo bon core;
possa un giorno il dio d'amore
a te dar miglior mercè.
▼BRITOMARTE▲
Chi potea veder morire
sì leggiadri giovinetti?
▼SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO▲
Di nostr'alme i grati affetti
chi potria negare a te?
▼BRITOMARTE▲
Dritti ognor per quel viale
or andate; vado anch'io.
Cari, cari, addio, addio,
io v'abbraccio tutti tre.
▼SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO▲
Cara, cara, addio, addio,
t'abbracciamo tutti tre.
(Britomarte parte)
▼ENDIMIONE▲
Anche per questa volta
scappammo la burrasca.
▼DORISTO▲
Grazie a Giove,
ed alle mie bellezze antilunari.
▼SILVIO▲
Andiam.
▼ENDIMIONE▲
Dove andar vuoi,
in lochi ignoti e tra selvagge genti?
▼SILVIO▲
Andiam dove al ciel piace; abbandoniamo
quest'isola terribile e crudele
dov'è colpa l'amar.
▼DORISTO▲
Eppur la cosa
non m'entra nella nuca: in questo mondo
femmina vi sarà, non sol pudica,
ma degli amanti, e dell'amor nemica?
▼SILVIO▲
Ma dove andò colei,
che tante belle cose ci promise?
▼DORISTO▲
Smargiassate donnesche!
Scena Seconda
(I suddetti. Diana che tira Britomarte fuora del tempio, coperta la faccia)
▼DIANA▲
Impudica, indarno fuggi;
di celarti indarno tenti.
Ho scoperto i tradimenti
di quell'alma senza onor.
Stelle! che miro!
▼DORISTO▲
Or sì vogliam star freschi!
▼SILVIO▲
Quanto è bella!
▼DIANA▲
Ribalda!
Ora comprendo
tutti gli oltraggi miei,
tutte le trame tue; ma pagherai
insieme con costoro
la pena di tue colpe:
Nisa, Aglauro, Clizia, Armilla, Licori
ai cenni miei…
▼BRITOMARTE▲
Cintia, mia dea, pietà!
▼SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO▲
Siam morti, oh Dei!
Pietà, pietà di noi,
pietà, pietà di lei.
Possiam, se dea tu sei,
da te sperar pietà.
▼DIANA▲
Perche de' sdegni miei
l'usato ardor non sento?
Perchè del lor lamento
mi par sentir pietà?
Ite, affetti importuni;
or voi vedrete +qual pietà meritate.
Tutti così restate,
e fin ch'io torno
di senso affatto privi:
non si sappia se siete o morti o vivi.
(Diana parte; Silvio, Endimione, Doristo e Britomarte restano in ginocchio in diverse positure)
Scena Terza
(I suddetti. Amore)
▼AMORE▲
Il bel quadro in verità!
Poverina la Dianina,
fa quel poco ch'ella sa.
Il bel quadro in verità!
Divertiamoci anche noi.
Silvio, Doristo, Endimion: svegliatevi!
▼ENDIMIONE▲
Cos'è?
▼SILVIO▲
Chi mi riscuote?
▼DORISTO▲
Chi mi chiama?
Ah, sei qui, sguajatella!
Non sai farla più bella?
È questa forse la creanza e l'affetto
ch'hai per lo sposo tuo,
ch'hai per li amici?
▼AMORE▲
Cosa è stato?
▼DORISTO▲
Guardate la briccona,
con qual aria mi parla!
Hai forse in testa,
per esser semi-strega
e sorella d'Amore,
di far con tuo marito il bell'umore?
▼ENDIMIONE▲
Non ci perdiamo in ciance, chè se mai
Cintia ritorna…
▼DIANA▲
(di dentro)
Andiam, miei fidi, andiamo!
▼SILVIO▲
Oh, dei!
Senti la voce della diva feroce.
▼AMORE▲
Ecco il momento de'miei trionfi.
(a Endimione)
Tu rimanti…
▼ENDIMIONE▲
Ah, guarda…
▼AMORE▲
Non dubitar.
(a Britomarte)
Tu, ninfa, per l'ascosa
via de'cipressi al fonte di Diana
va con lor chetamente, e là m'attendi.
(Partono Silvio, Britomarte e Doristo. Amor si cela)
Scena Quarta
(Endimione. Diana, Clizia e Cloe con altre ninfe. Amor celato)
▼DIANA▲
Ecco la scellerata!
▼CLOE▲
Ah! ch'io mi sento gelar per l'infelice.
▼CLIZIA▲
Ov'è?
▼DIANA▲
L'iniqua
cogli amanti fuggì.
Stelle, chi mi tradì?
Chi a mio dispetto
fe'loro ripigliar l'uso de'sensi?
Ma tu, tu sol sarai,
sciagurato garzone,
scopo di mia vendetta.
Mori, felon!
▼CLOE▲
Misero!
▼CLIZIA▲
Senti!
▼ENDIMIONE▲
Aspetta! Ah, quante volte mai,
crudel, vorrai ch'io mora!
M'uccidono i bei rai
con me turbati ognora;
mi uccide il fiero labbro
nemico di pietà.
Serbami a'sdegni tuoi
se a me non vuoi serbarmi;
sarò per te, se vuoi,
esca di crudeltà.
▼DIANA▲
Numi!
Che nuova è questa,
che nel cor mi si desta
ignota sensazion e timidezza?
Compassion! Viltà, chi mi trattiene
la man nel colpo?
Chi rallenta il corso delle furie usitate?
(a Clizia)
Ah, tu, mia fida, tu ferisci per me!
Ministra sia tua pura man
della vendetta mia.
▼CLIZIA▲
Come farò?
Ferir non so:
mi trema l'anima,
mi par morir.
Me stessa, oh dei,
ferir potrei,
ma il caro giovine
non so ferir.
(Parte con Endimione e Cloe)
▼DIANA▲
Fermate, olà fermate! Ah, quell'infide
m'ubbidiscon così!
Son io Diana?
Son queste le mie Ninfe?
Qual deliro insolito, furente,
lor ingombra la mente?
Qual possanza di me maggior
oggi con me contende?
Cosa chiede il destin, cosa pretende?
Ah, del mio sacerdote
udiam tosto la voce; egli che parla
e con Giove, e col fato
un consiglio mi dia nel dubbio stato.
(Parte)
Scena Quinta
(Amore solo)
▼AMORE▲
Tutto va a maraviglia,
e non siam lungi dalla crisi stupenda;
io non vo' solo innamorar Diana
e di servaggio liberar queste donne;
io vò in appresso divertire me stesso
e divertire a spese della Dea tutto l'Olimpo,
chè se fanciullo io son, si sa che deggio,
ad uso de'fanciulli,
cogli uomini scherzar e cogli dei;
ma danno vita e morte i scherzi miei.
Scena Sesta
(Picciola selva. Clizia, Cloe, Endimione)
▼CLOE▲
(a Endimione, celandolo tra gli arbori)
Fermati un poco qui.
▼ENDIMIONE▲
E poi?
▼CLOE▲
Sta cheto.
D'affar importantisimo
dobbiam parlar.
▼ENDIMIONE▲
Spicciatevi;
io son pien di paura.
▼CLOE▲
Cosa ti par?
▼CLIZIA▲
Mi pare
che l'abbiam fata brutta.
▼CLOE▲
È ver: negare ubbidienza a Cintia
e fuggir con un uom…
Ah, se torniamo
in mano della Diva…
▼CLIZIA▲
Io non ho colpa.
▼CLOE▲
Credilo, nemmen io;
incolpar deggio il ciel del fallo mio.
Da un nume ignoto
dentro il mio seno
un strano moto
sentii destar.
Gelo ed ardore,
sdegno ed amore
dentro quest'anima
sentii crear.
Quel ch'ei volea
far io dovea;
non era libera
nell'operar.
▼CLIZIA▲
Lo stesso a me successe;
pensiamo a rimediarci.
▼CLOE▲
Che faremo?
▼CLIZIA▲
Fuggiam!
▼CLOE▲
Ma come, e dove?
▼ENDIMIONE▲
Padroncine,
deggio ancora star qui?
▼CLIZIA▲
Di quel garzone
bisogna liberarci; se Diana
ci ritrova con lui
cresce il nostro delitto.
▼CLOE▲
Si potrebbe ammazzarlo
▼CLIZIA▲
Che?
▼CLOE▲
Ammazzarlo;
indi a Cintia recar l'odiata testa.
Forse la strada è questa
di placar i suoi sdegni.
▼ENDIMIONE▲
E così… dico…
▼CLIZIA▲
Sentimi, caro amico,
sallo il Ciel se t'amiam;
▼ENDIMIONE▲
Ebben…
▼CLOE▲
Ma il cielo
sa pur che senza colpa,
ma per necessità…
Clizia! diglielo tù.
▼CLIZIA▲
Diglielo tù.
▼ENDIMIONE▲
Sento gente.
▼CLOE▲
Feriam senza parlare.
(Si volge verso le quinte; le due ninfe tendon l'arco in atto di ferire)
▼CLIZIA▲
Via, facciam presto quel che si ha da fare!
▼SILVIO▲
Ah che fate, che fate?
Guardati, Endimion! Empie, fermate!
(Silvio fa cader a terra l'arco delle ninfe)
▼ENDIMIONE▲
Giusto cielo, che veggio?
(Le ninfe fuggono)
▼SILVIO▲
Amico, qui si va di male in peggio.
▼ENDIMIONE▲
Ah, presto fuggiamo,
non stiamo più quà!
A tutti i momenti
in tanti cimenti
a rischio di perdere
la vita si va.
▼SILVIO▲
Fuggire vorrei,
ma dove non so;
da un gran laberinto
io veggomi cinto,
nè so per qual angolo
sortire potrò.
▼AMORE▲
Confusi, agitati,
gli amici son lì.
Di loro vo'un poco
pigliarmi bel gioco:
a entrambi invisibile
celarmi vo'qui.
▼ENDIMIONE▲
Se andiam per quel calle,
al tempio si torna.
▼SILVIO▲
Vicino alla valle
la Diva soggiorna.
▼ENDIMIONE, SILVIO▲
Per questo viottolo
provare si può.
▼AMORE▲
No, no, no, no, no!
▼SILVIO▲
È l'eco, o son larve
che gridan così?
▼AMORE▲
Sì, sì, sì, sì, sì!
▼SILVIO, ENDIMIONE▲
Io palpito, io gelo
di orror, di spavento.
Che strano portento,
che torbido dì!
Di qua si dice sì,
di là si dice no;
non so se resto qui,
non so se me ne vo.
▼AMORE▲
Serva di lor, signori…
via, da bravi, movetevi.
È questa l'accoglienza
che si fa alle ragazze,
e alle ragazze belle com'io sono?
▼ENDIMIONE▲
Diavolo! Per qual loco
sei tu saltata fuori?
▼AMORE▲
Per quello stesso che saltaste voi.
▼SILVIO▲
Dunque quella tu sei
che di noi si burlò?
▼AMORE▲
Certo, quella son io del sì e no.
▼ENDIMIONE▲
E dovi eri finor?
▼AMORE▲
Qui.
▼SILVIO▲
Dove?
▼AMORE▲
Lì.
▼SILVIO▲
E tu sola dicevi or no, or sì?
▼AMORE▲
Bravo!
▼ENDIMIONE▲
Ma qual diletto hai di schernire
due poveri infelici?
▼AMORE▲
Son mezzo matterella, oh cari amici.
▼SILVIO▲
Ah, basta, oh bella ninfa;
abbi pietà di noi:
dinne un po'dove siam e come uscire
possiam di questo loco.
▼AMORE▲
Pazienza ancor un poco; non è lungi
il felice momento:
cangerete in diletto ogni tormento.
Sereno raggio di bella calma
tra poco all'alma vi brillerà.
Vario diletto pien di dolcezza
l'allegro petto v'inonderà.
(Partono)
Scena Settima
(Fontana chiusa, grotta circondata di cipressi.Doristo che sta sedendo da una parte, e dall'altra Britomarte)
▼DORISTO▲
È un'ora che sto qui
senza costrutto alcun.
L'incognita non vien,
Silvio è partito e non sò dove andò,
costei non parla,
nè mi puo far che trista compagnia,
e aspettar deggio ancor?
Vè, che pazzia!
▼BRITOMARTE▲
Ah!
▼DORISTO▲
Sospira e mi guarda; sta a vedere
ch'è di me innamorata;
eh!, non avrebbe mica cattivo gusto.
Or sù, veggiamo:
in caso di bisogno,
così per distrazion, per fuggir l'ozio,
si potria far negozio…
È bella, è fresca e,
quel che stimo, tace,
cosa rara nel sesso femminin;
potrei sposarla.
Ma se ho promesso all'altra?
Se il gran Turco ne ha tante,
io ne potrò aver due.
Ehi, madamina!
▼BRITOMARTE▲
Ah!
▼DORISTO▲
(a parte)
Sospira e s'inchina; non c'è male.
Ti pare ch'io sia bello? Ecco sorride.
E mi vorresti ben? Dice di sì.
Bene, facciam così:
proviam di fare all'amore con motti;
veggiam se c'intendiamo.
Mi capisci?
(Doristo fa alcuni gesti amorosi)
Va bene; cosa dici?
(Britomarte fa cenno di sì)
S'io poi capirò te? Oh, senza fallo!
In materia d'amore
io son, figliola mia, gran professore.
Se un occhiatina tenera a me rivolgerai,
se colle dita morbide la man mi stringerai,
se mi darai sul grugno uno schiaffetto,
un pugno, quello che dir vorrai,
idolo mio, saprò.
Mi vorrai dir «Io t'amo,
e bramo amor da te»;
mi vorrai dir «Ben mio, tutta per te son io,
tutto sei tu per me».
Da un solo tuo sorriso
saprò quel che vorrai;
dall'arrossir del viso,
dal scintillar de'rai,
dai gradi d'inquietudine,
da l'aria del tuppè.
Ecco l'anello, oh cara;
io te lo metto in dito.
Non esser meco avara,
siam già moglie, e marito:
dammi con quei labretti
qui due bacetti o tre.
(Mentre Doristo si abbassa per aver un bacio, Amore gli dà uno o due schiaffi improvvisamente, e canta l'ultima stanza dell'aria)
▼AMORE▲
Ecco l'anello, oh cara;
io te lo metto in dito.
Non esser meco avara,
siam già moglie, e marito:
dammi con quei labretti
qui due bacetti o tre.
Scena Ottava
(I suddetti, Amore, Silvio, Endimione, Clizia e Cloe)
▼DORISTO▲
Ma per un bacio un schiaffo sì potente?
▼AMORE▲
E questo non è niente.
▼DORISTO▲
(piangendo)
C'è ancor di peggio?
Ammazzami alla prima!
▼AMORE▲
Te n'avvedrai tra poco;
or non ho tempo.
Vien Cintia, state fermi: agli occhi suoi
io vi farò parer arbori o sassi.
▼ENDIMIONE▲
Per pietà, non tradirci!
▼AMORE▲
Fidatevi di me;
(a Britomarte)
tu riacquista l'uso della favella.
▼DORISTO▲
Ahí, ahí!
▼AMORE▲
Che c'è?
▼DORISTO▲
Se la lasciavi muta,
io sposata l'avrei.
▼AMORE▲
Sei lingue avrà se tu sposarla dei.
Scena Nona
(I suddetti e Diana)
▼DIANA▲
Sempre più va crescendo
il turbamento mio; da nuovi affetti
l'anima combattuta, schernita, abbandonata
da tutte le mie Ninfe, io non intendo,
non che gli altri, me stessa.
Ma già l'ora s'appressa
che al segreto congresso in questo loco
mi fissò il sacerdote; in fin ch'ei viene
posso entrare nel bagno. A questa pianta
il manto appenderò per ch'ei s'avveda
che qui chiusa son io,
se vien prima ch'io sorta.
(Mette il manto a Doristo, creduto pianta)
E l'arco?
Lo porrò presso la porta.
(Entra)
▼AMORE▲
Che loco delizioso! Sembra fatto
per far bene all'amore.
«Cintia qui regna»
è scritto per errore;
andrà meglio così.
(Tocca lo scritto col dardo; lo scritto si cangia)
▼SILVIO, ENDIMIONE▲
«Qui regna Amore».
▼DORISTO▲
Che donna indiavolata!
▼AMORE▲
Orsù, finiam l'impresa incominciata.
Finche sta nello speco
divertire mi vo: cantate meco
Cessate di spargere
querele e sospir;
cangiate le lagrime in dolci desir.
Di rose novelle la terra spargete;
Amor, alme belle, v'invita a gioir.
▼TUTTI▲
Amore dell'anima è l'unico ben;
suo foco, suo ghiaccio
di gioia è ripien.
Per selve le belve,
i pesci per l'onde,
l'augel tra le fronde
lo sente nel sen.
▼DIANA▲
(di dentro)
Ah, chi turbare ardisce
i miei dolci riposi?
▼DORISTO▲
Caspita! Grida bene questa Signora Luna.
▼AMORE▲
Presto, prima ch'ella esca,
Endimion qui siedi. Attendi: or dormi
fin che Cintia ti sveglia.
(Copre Endimione col manto di Diana. A Silvio)
Tu la ti celi.
(a Doristo)
Tu verso il gran tempio va colle Ninfe.
▼DORISTO▲
Amici, chi sta peggio di me?
Una femmina e troppo, ed io n'ho tre.
(Parte, abbracciando tutte le tre ninfe)
▼AMORE▲
Va bene; questo dardo
col mio si cangi,
e porti entro il suo core
diretto il foco mio, l'ultimo ardore.
(Endimione dormendo; Silvio tra gli alberi a destra, Amore dall'altro lato.Entra Diana)
▼DIANA▲
Miseri! Dove son? Chi fu l'audace,
e in qual modo fuggì?
Che scritto è quello?
Qual temeraria mano…?
E il manto mio,
(alza un poco il manto)
chi di loco cangiò? Stelle, che vedo!
(vede Endimione che dorme)
Endimion! Oh, come ora ch'ei dorme
par bello agli ochi miei!
Quell'aurea chioma,
quei vermigli color!
Di qua si fugga!
(prende il manto e il dardo)
Il manto… il dardo… cielo!
Quale smania, qual gelo
mi scorre per le vene!
Il cor mi trema, m'ardon tutte le membra,
e il piè ricusa d'allontanarsi…
Forse… che sembianze,
che vaghezza!
Oh, si desti! Endimione…
Infelice, che fo?
▼ENDIMIONE▲
(dormendo)
Cintia, mia diva!
▼DIANA▲
Qual voce! Oh, come arriva
nel fondo del mio core
a ricercarmi le midolle e l'ossa!
Da qual ignota possa
strascinata mi sento?
Risvegliarlo vorrei…
Che fo? Che sento?
Pianin pianino lo chiamerò;
poi quando è desto fuggirò presto;
indi ben so quel che farò.
Endimione…
(Lo scuote e poi fugge)
▼ENDIMIONE▲
(si sveglia)
Che voce, oh dei!
I sonni miei, chi mi turbò?
Alcun non vedo, fu sogno, credo;
sonno ancor ho, dormir io vo.
▼DIANA▲
Tacita il passo
voglio avanzar
e questo sasso
ver lui gettar.
▼ENDIMIONE▲
Un sasso, un sasso,
che cosa è questa? Fuggiam!
▼DIANA▲
No, resta,
mio caro ben.
(Diana trattiene Endimione coprendogli gli occhi colla mano)
Lieta di stringere luci si belle,
sento in me nascere
fiamme novelle;
mi par che l'anima
languisca in sen.
▼ENDIMIONE▲
Al dolce stringere
di man si bella
sento in me nascere
fiamma novella;
mi par che l'anima
languisca in sen.
Ah, di chi siete,
dita vezzose?
▼DIANA▲
Il cor tel dica, bocca di rose.
▼ENDIMIONE▲
Il cor mi dice
che tu sei mia,
ma chi tu sia
non dice il cor.
▼DIANA▲
Ah, che resistere non posso ancor!
Apri quei lumi, mio bel tesor.
(Qui cava via le mani)
▼ENDIMIONE▲
Cintia!
▼DIANA▲
Sì, caro!
▼ENDIMIONE▲
Sogno o son desto?
(S'abbracciano)
▼DIANA, ENDIMIONE▲
Deh fate, oh numi, se un sogno è questo,
ch'ambi possiamo dormire ognor.
(Partono)
Scena Decima
(Silvio, poi Amore)
▼SILVIO▲
Ferma, ferma! Ove fuggi?
▼AMORE▲
Ferma tu, miserabile!
▼SILVIO▲
Crudele!
Dunque per esser testimon soltanto
delle perdite miei qui me traesti?
Dunque vaghezza avesti
di far che gl'occhi miei bevan la morte
nel rimirar la sorte d'un felice rivale?
Ah, invendicato, oh barbara,
non resterà il mio core!
L'ira paventa e i palpiti
d'un disperato amor.
Per campi e per foreste
andrò furente irato,
lasciando ognor funeste
orme del mio furor.
Scena Undicesima
(Amore solo, poi Silvio)
▼AMORE▲
Vi voglio far veder, donne mie belle,
che un crudele io non son come si dice.
Ecco, io sento pietà dell'infelice;
consolarlo convien.
Silvio!
▼SILVIO▲
Che vuoi?
▼AMORE▲
Tutti gli affani tuoi,
tutti i tuoi mali, anzi te stesso obblia;
cangiati in un istante;
voce, abito, sembiante
del sacerdote di Diana piglia.
(si cangia in vecchio)
Ebbene, che ti par?
Amante tale
non lascierà sospetto di rivale.
Udiamlo parlar.
Buon vecchio!
▼SILVIO▲
Ninfa, vezzosissima ninfa,
anzi pur dea,
che per tal ti discopre
il chiaro aspetto
e la luce gentil de gli occhi tuoi;
sola tu dirmi puoi
chi son io, qui che faccio, e cosa è quello
che mi sento nel petto.
▼AMORE▲
Il periodo è bello ma lunghetto.
Tu sei quello che sei,
tu fai quello ch'io vo',
e ti senti nel sen quello ch'io so.
▼SILVIO▲
Che linguaggio enigmatico!
▼AMORE▲
Vien meco,
io voglio a miglior agio
teco parlar; vedrai
che l'enigma più bello ancor non sai.
(Partono)
Scena Dodicesima
(Britomarte, Clizia, Cloe, che menano fuori Doristo tirandolo chi pei capelli, chi per le veste; poi Amore.)
▼CLIZIA▲
Non ti lascio, traditore,
se la mano a me non dai.
▼CLOE▲
Hai promesso a me il tuo core
e a me darlo tu dovrai.
▼BRITOMARTE▲
Io da te pretendo amore
e la causa già la sai.
▼DORISTO▲
Via, già sono un uom d'onore
e al dover non manco mai.
▼CLIZIA▲
Tua son io.
▼DORISTO▲
Sì, mia tu sei.
▼CLOE▲
Non, sei mio.
▼DORISTO▲
Sì, son di lei.
▼BRITOMARTE▲
Io ti voglio.
▼DORISTO▲
Sì, sì, che imbroglio!
Ah, guardate in qual periglio
m'ha cacciato l'imprudenza!
Per paura di star senza
or ne posso a gli altri dar.
▼BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE▲
Via, deciditi briccone,
o saprò farti ragione,
o ti vo'cavar quegli occhi,
o ti voglio scorticar.
▼CLOE▲
Or sù, sbrigati!
▼CLIZIA▲
Parla.
▼BRITOMARTE▲
Qual ti scegli?
▼DORISTO▲
Via, sceglierò…
▼CLIZIA▲
Chi?
▼DORISTO▲
Te.
▼CLOE▲
Chi?
▼DORISTO▲
Te.
▼BRITOMARTE▲
Chi?
▼DORISTO▲
Te.
(Lo mettono in modo da esser visto da tutte tre)
▼CLIZIA▲
Fermo là!
▼CLOE▲
Parla schietto!
▼DORISTO▲
Aspettate un pochetto!
▼BRITOMARTE▲
Non aspettiamo nulla;
tu devi sposar me.
▼CLIZIA▲
No, me.
▼CLOE▲
No, me.
▼DORISTO▲
Ma s'io mi sento buon per tutte tre!
▼BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE▲
Olà, mori, birbone!
▼DORISTO▲
Aiuto, aiuto!
▼AMORE▲
Padron mio, la saluto.
▼DORISTO▲
Ah, compassione, carissima ex consorte,
o mi danno la morte,
a forza di graffiate e di ceffoni
queste arrabbiate femmine;
salvami per pietà!
▼AMORE▲
Oh, ti sta bene.
▼BRITOMARTE▲
Prova un poco, birbone,
quello che si guadagna a burlar tutte.
▼DORISTO▲
Bugiarda! Io lascio star tutte le brutte.
▼AMORE▲
Basta, per questa volta
rimettetevi in me; gli saprò dare
la pena meritata.
▼DORISTO▲
Ehi, burli, è ver?
Tu sai che amici siamo.
▼AMORE▲
In breve lo vedrai; per ora andiamo.
(Partono)
Scena Tredicesima
(Endimione e Diana incoronati e legati con fiori.)
▼ENDIMIONE▲
Ebben, non sei contenta
di questo cambiamento, anima mia?
E non ti par
che sia più dolce cosa
di ferita amorosa
aver piagato il core
che ferir belve ed odiare amore?
▼DIANA▲
Sì, caro, anzi mi dolgo
del tempo che perdei; ma mi compensa
l'acquisto di quel cor.
Quanto bello tu sei! Volgiti, o caro,
lascia che a mio talento
adori quei begli occhi. Ah, tu mi guardi
e sospiri, mio ben? Non arrossire,
intendo quel sospir, intendo il guardo.
Tu così mi vuoi dir «io ardo, io ardo».
Scena Quattordicesima
(I suddetti. Amore non veduto che finge la voce di Silvio; poi Silvio da sacerdote)
▼AMORE▲
Cintia!
▼DIANA▲
Che sento mai?
Del sacerdote la voce è questa.
▼AMORE▲
Cintia!
▼DIANA▲
Mio bene, Endimion, ah, celati!
▼ENDIMIONE▲
Ch'io mi celi? Perchè?
▼DIANA▲
Senti la voce del sacerdote Alcindo.
S'egli mi vede teco e mi vede così…
▼ENDIMIONE▲
Ma di che temi?
Tu, regina, tu, dea…
Forse hai rossore,
crudel, del nostro amore?
▼DIANA▲
No, ma credi…
Ah, il destin s'oppone, anima mia!
▼ENDIMIONE▲
Barbara, e puoi
sì intrepida ridirlo?E non paventi
ch'io mora di dolore?
▼DIANA▲
Cessa, cessa mio core
di lacerarmi il seno
coi rimproveri tuoi;
quanto mi costa lo scostarti da me
lo sanno i numi;
tu medesimo lo sai,
che ugual tormento
senti a quello ch'io sento.
Ma la barbara sorte,
le mie leggi, la gloria…
oh, dei, non posso arrestarmi con te!
Parti, mio bene, allontanati, fuggi!
Ah, una sol volta abbracciarti vogl'io!
Mi si divide il cor; mia vita, addio!
Teco porta, o mia speranza,
l'alma mia, che vien con te,
e la grata rimembranza
d'un ardor che vive in me.
Fosti il primo, e il solo or sei
bel desio di questo cor,
e a cangiar gli affetti miei
sfido il fato e sfido Amor.
Vanne, caro –
Ah, ch'io mi sento
dal tormento lacerar!
Torni, torni il bel momento
che ristori il mio penar.
(Endimione parte)
▼SILVIO▲
Dal solitario asilo
ove a guardo profano ascoso io vivo
a te vengo, alma dea.
Parla: in che puote ubbidirti
l'interprete de'fati?
▼DIANA▲
Che giorno, Alcindo mio,
è mai questo per me!
Fanciulla ignota
nell'isola s'intruse che sossopra
mise tutto il mio regno; un libertino
a me diede il destino
per custode dell'arbore; trovai
uomini nel giardin; colsi in delitto
l'infida Britomarte; invan m'adiro,
minaccio in van: le ninfe
mi beffano, mi fuggono,
spezzano gli archi
e per amor si struggono.
▼SILVIO▲
Oh, cielo! E come nacque
l'orrenda metamorfosi?
▼DIANA▲
Da un nume
più possente di me fui vinta; io stessa
temo d'essere amante.
▼SILVIO▲
Amante! Amante Cintia?
Ma dove ritrovasti un uom che sia
degno del tuo gran cor? A'tempi miei
erano tutti quanti
gli uomini della terra leggeri, capricciosi,
infedeli, stucchevoli e noiosi.
▼DIANA▲
Così non parlerai
s'Endimion vedrai.
▼SILVIO▲
Facesti almeno
prova di sua saggezza
pria che dargli il tuo cor?
▼DIANA▲
Io glie la lessi
negli accenti, nei sguardi…
▼SILVIO▲
Ingannata ti sei.
▼DIANA▲
No, tu m'inganni!
▼SILVIO▲
Io?
Conosci sì poco il vecchio Alcindo,
il tuo sì fido sacerdote? Or odi:
sotto l'arbor fatale io con bell'arte
condurrò le tue ninfe;
là, col pretesto dell'usata prova
che fai di lor saggezza,
conoscerai, gran dea, quel ch'ora neghi
di credere al mio labbro.
Andiam!
▼DIANA▲
Andiam. Tu la perduta calma
a quest'alma ridona.
(Parte)
▼AMORE▲
(sortendo d'agguato)
E rispondano gli antri:
«oh, che buffona!»
Scena Quindicesima
(Amore, le ninfe, Doristo)
▼AMORE▲
Venite, amiche belle,
venite alla vittoria,
è giunto il dì di gloria,
l'istante di piacer.
▼GLI ALTRI▲
Andiamo, amiche belle,
andiamo alla vittoria,
è giunto il dì di gloria,
l'istante di piacer.
▼AMORE▲
Echeggi in sì bel giorno
di giubilo ogni riva;
amante è già la Diva,
andiamola a veder.
▼GLI ALTRI▲
Echeggi in sì bel giorno
di giubilo ogni riva;
amante è già la Diva,
andiamola a veder.
Scena Sedicesima
(I suddetti, Endimione)
▼ENDIMIONE▲
Chi m'ha tolto il bel tesoro
che il mio sen d'amor piagò?
Senza lui languisco e moro;
chi mi dice dove andò?
▼DORISTO, AMORE, NINFE▲
Ferma, senti!
▼ENDIMIONE▲
Ah, l'idol mio non vegg'io venir con voi!
▼DORISTO, AMORE, NINFE▲
Se con me venir tu vuoi,
l'idol tuo ti mostrerò.
▼ENDIMIONE▲
Sì, sì andiamo, non tardiamo,
l'idol mio veder io vo'.
▼DORISTO, AMORE, NINFE▲
Sì, sì andiamo, non tardiamo,
l'idol tuo ti mostrerò.
(Partono)
Scena Diciassettesima
(Giardino di Diana. Diana, Silvio da sacerdote, e poi Amore, Doristo, Endimione, le ninfe, quattro sacerdoti che portano un'urna)
▼DIANA▲
Fra quest'ombre taciturne
par che cresca il mio tormento,
ed il moto che in me sento
io non l'ho sentito ancor.
▼SILVIO▲
Nuova calma a tua grand'alma
io prometto, amica dea,
e il figliuol di Citerea
vincerai col mio favor.
▼DIANA▲
Ma vien gente…
▼SILVIO▲
Fa coraggio e componi il bel sembiante
▼DIANA▲
Che cimento, oh dei, che istante!
Mille affetti ho dentro il cor.
▼SILVIO▲
Cintia, Cintia, qual istante
s'avvicina al tuo gran cor!
▼TUTTI GLI ALTRI▲
Pentito, smarrito, si prostra al tuo piede
un stuolo infelice che chiede mercè.
(S'inginocchiano al piede di Diana)
A lor qual ti piace dà guerra, dà pace;
la pena, il perdono, dipende da te.
▼DIANA▲
Oh, ciel, che vegg'io?
La speme, il ben mio.
(a Silvio)
Non so che rispondere,
tu parla per me.
▼SILVIO▲
Sorgete, vi parla la Diva per me.
(Sorgono)
▼TUTTI GLI ALTRI▲
La Diva in lui parla,
sentiamo cos'è.
▼SILVIO▲
Dell'arbore il rito
si veda adempito;
si cavi dall'urna
chi prima sarà.
▼DIANA, NINFE, ENDIMIONE, DORISTO▲
Ah, s'esce il mio nome
non so come andrà.
▼SILVIO▲
Vedrai tu ben come l'affar finirà.
▼AMORE▲
Vedrete ben come l'affar finirà.
▼TUTTI SALVO SILVIO▲
Son pronto/a al comando
del gran sacerdote.
▼SILVIO▲
Le solite note divote cantate;
voi, ninfa, cavate;
vi chiama l'età.
(Silvio volge l'urna. Amore cava un biglietto, lo da a Silvio. Intanto si cantano i seguenti versi)
▼TUTTI SALVO SILVIO▲
Oh, silfi, che siete
custodi d'onore,
se diedi mai loco
al foco d'amore,
coi frutti funesti
punitemi qua.
▼SILVIO▲
Il nome si legga: Diana!
▼DIANA▲
Che ascolto!
▼TUTTI SALVO DIANA▲
Ha torbidi i lumi, ha pallido il volto,
sospira, delira, il resto si sa.
▼AMORE▲
(Fra sè)
L'ho vinta e confusa;
ricerchi una scusa;
or tutto l'Olimpo la cosa saprà.
(Parte. Gran tempesta e tremuoto)
▼DIANA▲
Cento eumenidi in petto mi sento;
scellerati, qui c'è un tradimento.
Numi, numi, vendetta, pietà!
▼GLI ALTRI▲
Guarda, guarda, già il cielo s'oscura,
trema il suol, si sconvolge Natura;
numi, numi, soccorso, pietà.
Ah, si scuote da'cardini il mondo!
Oh, che notte, che abisso profondo!
Già la terra mancandomi va.
(Il giardino sparisce)
▼TUTTI▲
Ah!
(Calma improvvisa; comparisce la reggia d'Amore: Amor sopra un carro trionfale con alcune Divinità)
▼AMORE▲
Di temer cessate,
oh miei teneri amici; e il vostro nume
in me riconoscete. Il buon Doristo
resti colle tre ninfe,
di mia reggia custode; tu ripiglia,
Silvio, il giovine aspetto; oggi t'eleggo
sacerdote d'Amore;
tu, Cintia, ama il tuo caro, e ti consola.
Io non vinsi te sola: il guardo intorno
volgi alla reggia mia,
e mira in lor il mio poter qual sia.
A Ciprigna ed a Psiche
vo' la nuova a recar di sì bel giorno;
con voi resti Imeneo
fin ch'io ritorno.
(Amor sparisce, apparisce Imeneo)
▼TUTTI SALVO DIANA▲
Vieni, o vieni, oh bella dea,
lieta vieni a star con noi;
son felici i lacci tuoi,
fatti son per man d'amor.
▼DIANA▲
Vengo, vengo, son già vinta.
Dio possente, è tua la palma;
a te resa è serva ogni alma,
a te suddito ogni cor.
▼TUTTI SALVO DIANA▲
Vieni, vieni, sei già vinta.
Dio possente, è tua la palma;
a te resa è serva ogni alma,
a te suddito ogni cor.
ATTO SECONDO
Scena Primera
(Tempio di Diana, boschetto. Britomarte, Silvio, Endimione, Doristo che escon dal tempio)
BRITOMARTE
Or ch'ho sciolto i lacci vostri,
cari amici, andar potete;
quando poi felici siete
ricordatevi di me.
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Mille grazie, o ninfa bella,
noi rendiamo al tuo bon core;
possa un giorno il dio d'amore
a te dar miglior mercè.
BRITOMARTE
Chi potea veder morire
sì leggiadri giovinetti?
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Di nostr'alme i grati affetti
chi potria negare a te?
BRITOMARTE
Dritti ognor per quel viale
or andate; vado anch'io.
Cari, cari, addio, addio,
io v'abbraccio tutti tre.
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Cara, cara, addio, addio,
t'abbracciamo tutti tre.
(Britomarte parte)
ENDIMIONE
Anche per questa volta
scappammo la burrasca.
DORISTO
Grazie a Giove,
ed alle mie bellezze antilunari.
SILVIO
Andiam.
ENDIMIONE
Dove andar vuoi,
in lochi ignoti e tra selvagge genti?
SILVIO
Andiam dove al ciel piace; abbandoniamo
quest'isola terribile e crudele
dov'è colpa l'amar.
DORISTO
Eppur la cosa
non m'entra nella nuca: in questo mondo
femmina vi sarà, non sol pudica,
ma degli amanti, e dell'amor nemica?
SILVIO
Ma dove andò colei,
che tante belle cose ci promise?
DORISTO
Smargiassate donnesche!
Scena Seconda
(I suddetti. Diana che tira Britomarte fuora del tempio, coperta la faccia)
DIANA
Impudica, indarno fuggi;
di celarti indarno tenti.
Ho scoperto i tradimenti
di quell'alma senza onor.
Stelle! che miro!
DORISTO
Or sì vogliam star freschi!
SILVIO
Quanto è bella!
DIANA
Ribalda!
Ora comprendo
tutti gli oltraggi miei,
tutte le trame tue; ma pagherai
insieme con costoro
la pena di tue colpe:
Nisa, Aglauro, Clizia, Armilla, Licori
ai cenni miei…
BRITOMARTE
Cintia, mia dea, pietà!
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Siam morti, oh Dei!
Pietà, pietà di noi,
pietà, pietà di lei.
Possiam, se dea tu sei,
da te sperar pietà.
DIANA
Perche de' sdegni miei
l'usato ardor non sento?
Perchè del lor lamento
mi par sentir pietà?
Ite, affetti importuni;
or voi vedrete +qual pietà meritate.
Tutti così restate,
e fin ch'io torno
di senso affatto privi:
non si sappia se siete o morti o vivi.
(Diana parte; Silvio, Endimione, Doristo e Britomarte restano in ginocchio in diverse positure)
Scena Terza
(I suddetti. Amore)
AMORE
Il bel quadro in verità!
Poverina la Dianina,
fa quel poco ch'ella sa.
Il bel quadro in verità!
Divertiamoci anche noi.
Silvio, Doristo, Endimion: svegliatevi!
ENDIMIONE
Cos'è?
SILVIO
Chi mi riscuote?
DORISTO
Chi mi chiama?
Ah, sei qui, sguajatella!
Non sai farla più bella?
È questa forse la creanza e l'affetto
ch'hai per lo sposo tuo,
ch'hai per li amici?
AMORE
Cosa è stato?
DORISTO
Guardate la briccona,
con qual aria mi parla!
Hai forse in testa,
per esser semi-strega
e sorella d'Amore,
di far con tuo marito il bell'umore?
ENDIMIONE
Non ci perdiamo in ciance, chè se mai
Cintia ritorna…
DIANA
(di dentro)
Andiam, miei fidi, andiamo!
SILVIO
Oh, dei!
Senti la voce della diva feroce.
AMORE
Ecco il momento de'miei trionfi.
(a Endimione)
Tu rimanti…
ENDIMIONE
Ah, guarda…
AMORE
Non dubitar.
(a Britomarte)
Tu, ninfa, per l'ascosa
via de'cipressi al fonte di Diana
va con lor chetamente, e là m'attendi.
(Partono Silvio, Britomarte e Doristo. Amor si cela)
Scena Quarta
(Endimione. Diana, Clizia e Cloe con altre ninfe. Amor celato)
DIANA
Ecco la scellerata!
CLOE
Ah! ch'io mi sento gelar per l'infelice.
CLIZIA
Ov'è?
DIANA
L'iniqua
cogli amanti fuggì.
Stelle, chi mi tradì?
Chi a mio dispetto
fe'loro ripigliar l'uso de'sensi?
Ma tu, tu sol sarai,
sciagurato garzone,
scopo di mia vendetta.
Mori, felon!
CLOE
Misero!
CLIZIA
Senti!
ENDIMIONE
Aspetta! Ah, quante volte mai,
crudel, vorrai ch'io mora!
M'uccidono i bei rai
con me turbati ognora;
mi uccide il fiero labbro
nemico di pietà.
Serbami a'sdegni tuoi
se a me non vuoi serbarmi;
sarò per te, se vuoi,
esca di crudeltà.
DIANA
Numi!
Che nuova è questa,
che nel cor mi si desta
ignota sensazion e timidezza?
Compassion! Viltà, chi mi trattiene
la man nel colpo?
Chi rallenta il corso delle furie usitate?
(a Clizia)
Ah, tu, mia fida, tu ferisci per me!
Ministra sia tua pura man
della vendetta mia.
CLIZIA
Come farò?
Ferir non so:
mi trema l'anima,
mi par morir.
Me stessa, oh dei,
ferir potrei,
ma il caro giovine
non so ferir.
(Parte con Endimione e Cloe)
DIANA
Fermate, olà fermate! Ah, quell'infide
m'ubbidiscon così!
Son io Diana?
Son queste le mie Ninfe?
Qual deliro insolito, furente,
lor ingombra la mente?
Qual possanza di me maggior
oggi con me contende?
Cosa chiede il destin, cosa pretende?
Ah, del mio sacerdote
udiam tosto la voce; egli che parla
e con Giove, e col fato
un consiglio mi dia nel dubbio stato.
(Parte)
Scena Quinta
(Amore solo)
AMORE
Tutto va a maraviglia,
e non siam lungi dalla crisi stupenda;
io non vo' solo innamorar Diana
e di servaggio liberar queste donne;
io vò in appresso divertire me stesso
e divertire a spese della Dea tutto l'Olimpo,
chè se fanciullo io son, si sa che deggio,
ad uso de'fanciulli,
cogli uomini scherzar e cogli dei;
ma danno vita e morte i scherzi miei.
Scena Sesta
(Picciola selva. Clizia, Cloe, Endimione)
CLOE
(a Endimione, celandolo tra gli arbori)
Fermati un poco qui.
ENDIMIONE
E poi?
CLOE
Sta cheto.
D'affar importantisimo
dobbiam parlar.
ENDIMIONE
Spicciatevi;
io son pien di paura.
CLOE
Cosa ti par?
CLIZIA
Mi pare
che l'abbiam fata brutta.
CLOE
È ver: negare ubbidienza a Cintia
e fuggir con un uom…
Ah, se torniamo
in mano della Diva…
CLIZIA
Io non ho colpa.
CLOE
Credilo, nemmen io;
incolpar deggio il ciel del fallo mio.
Da un nume ignoto
dentro il mio seno
un strano moto
sentii destar.
Gelo ed ardore,
sdegno ed amore
dentro quest'anima
sentii crear.
Quel ch'ei volea
far io dovea;
non era libera
nell'operar.
CLIZIA
Lo stesso a me successe;
pensiamo a rimediarci.
CLOE
Che faremo?
CLIZIA
Fuggiam!
CLOE
Ma come, e dove?
ENDIMIONE
Padroncine,
deggio ancora star qui?
CLIZIA
Di quel garzone
bisogna liberarci; se Diana
ci ritrova con lui
cresce il nostro delitto.
CLOE
Si potrebbe ammazzarlo
CLIZIA
Che?
CLOE
Ammazzarlo;
indi a Cintia recar l'odiata testa.
Forse la strada è questa
di placar i suoi sdegni.
ENDIMIONE
E così… dico…
CLIZIA
Sentimi, caro amico,
sallo il Ciel se t'amiam;
ENDIMIONE
Ebben…
CLOE
Ma il cielo
sa pur che senza colpa,
ma per necessità…
Clizia! diglielo tù.
CLIZIA
Diglielo tù.
ENDIMIONE
Sento gente.
CLOE
Feriam senza parlare.
(Si volge verso le quinte; le due ninfe tendon l'arco in atto di ferire)
CLIZIA
Via, facciam presto quel che si ha da fare!
SILVIO
Ah che fate, che fate?
Guardati, Endimion! Empie, fermate!
(Silvio fa cader a terra l'arco delle ninfe)
ENDIMIONE
Giusto cielo, che veggio?
(Le ninfe fuggono)
SILVIO
Amico, qui si va di male in peggio.
ENDIMIONE
Ah, presto fuggiamo,
non stiamo più quà!
A tutti i momenti
in tanti cimenti
a rischio di perdere
la vita si va.
SILVIO
Fuggire vorrei,
ma dove non so;
da un gran laberinto
io veggomi cinto,
nè so per qual angolo
sortire potrò.
AMORE
Confusi, agitati,
gli amici son lì.
Di loro vo'un poco
pigliarmi bel gioco:
a entrambi invisibile
celarmi vo'qui.
ENDIMIONE
Se andiam per quel calle,
al tempio si torna.
SILVIO
Vicino alla valle
la Diva soggiorna.
ENDIMIONE, SILVIO
Per questo viottolo
provare si può.
AMORE
No, no, no, no, no!
SILVIO
È l'eco, o son larve
che gridan così?
AMORE
Sì, sì, sì, sì, sì!
SILVIO, ENDIMIONE
Io palpito, io gelo
di orror, di spavento.
Che strano portento,
che torbido dì!
Di qua si dice sì,
di là si dice no;
non so se resto qui,
non so se me ne vo.
AMORE
Serva di lor, signori…
via, da bravi, movetevi.
È questa l'accoglienza
che si fa alle ragazze,
e alle ragazze belle com'io sono?
ENDIMIONE
Diavolo! Per qual loco
sei tu saltata fuori?
AMORE
Per quello stesso che saltaste voi.
SILVIO
Dunque quella tu sei
che di noi si burlò?
AMORE
Certo, quella son io del sì e no.
ENDIMIONE
E dovi eri finor?
AMORE
Qui.
SILVIO
Dove?
AMORE
Lì.
SILVIO
E tu sola dicevi or no, or sì?
AMORE
Bravo!
ENDIMIONE
Ma qual diletto hai di schernire
due poveri infelici?
AMORE
Son mezzo matterella, oh cari amici.
SILVIO
Ah, basta, oh bella ninfa;
abbi pietà di noi:
dinne un po'dove siam e come uscire
possiam di questo loco.
AMORE
Pazienza ancor un poco; non è lungi
il felice momento:
cangerete in diletto ogni tormento.
Sereno raggio di bella calma
tra poco all'alma vi brillerà.
Vario diletto pien di dolcezza
l'allegro petto v'inonderà.
(Partono)
Scena Settima
(Fontana chiusa, grotta circondata di cipressi.Doristo che sta sedendo da una parte, e dall'altra Britomarte)
DORISTO
È un'ora che sto qui
senza costrutto alcun.
L'incognita non vien,
Silvio è partito e non sò dove andò,
costei non parla,
nè mi puo far che trista compagnia,
e aspettar deggio ancor?
Vè, che pazzia!
BRITOMARTE
Ah!
DORISTO
Sospira e mi guarda; sta a vedere
ch'è di me innamorata;
eh!, non avrebbe mica cattivo gusto.
Or sù, veggiamo:
in caso di bisogno,
così per distrazion, per fuggir l'ozio,
si potria far negozio…
È bella, è fresca e,
quel che stimo, tace,
cosa rara nel sesso femminin;
potrei sposarla.
Ma se ho promesso all'altra?
Se il gran Turco ne ha tante,
io ne potrò aver due.
Ehi, madamina!
BRITOMARTE
Ah!
DORISTO
(a parte)
Sospira e s'inchina; non c'è male.
Ti pare ch'io sia bello? Ecco sorride.
E mi vorresti ben? Dice di sì.
Bene, facciam così:
proviam di fare all'amore con motti;
veggiam se c'intendiamo.
Mi capisci?
(Doristo fa alcuni gesti amorosi)
Va bene; cosa dici?
(Britomarte fa cenno di sì)
S'io poi capirò te? Oh, senza fallo!
In materia d'amore
io son, figliola mia, gran professore.
Se un occhiatina tenera a me rivolgerai,
se colle dita morbide la man mi stringerai,
se mi darai sul grugno uno schiaffetto,
un pugno, quello che dir vorrai,
idolo mio, saprò.
Mi vorrai dir «Io t'amo,
e bramo amor da te»;
mi vorrai dir «Ben mio, tutta per te son io,
tutto sei tu per me».
Da un solo tuo sorriso
saprò quel che vorrai;
dall'arrossir del viso,
dal scintillar de'rai,
dai gradi d'inquietudine,
da l'aria del tuppè.
Ecco l'anello, oh cara;
io te lo metto in dito.
Non esser meco avara,
siam già moglie, e marito:
dammi con quei labretti
qui due bacetti o tre.
(Mentre Doristo si abbassa per aver un bacio, Amore gli dà uno o due schiaffi improvvisamente, e canta l'ultima stanza dell'aria)
AMORE
Ecco l'anello, oh cara;
io te lo metto in dito.
Non esser meco avara,
siam già moglie, e marito:
dammi con quei labretti
qui due bacetti o tre.
Scena Ottava
(I suddetti, Amore, Silvio, Endimione, Clizia e Cloe)
DORISTO
Ma per un bacio un schiaffo sì potente?
AMORE
E questo non è niente.
DORISTO
(piangendo)
C'è ancor di peggio?
Ammazzami alla prima!
AMORE
Te n'avvedrai tra poco;
or non ho tempo.
Vien Cintia, state fermi: agli occhi suoi
io vi farò parer arbori o sassi.
ENDIMIONE
Per pietà, non tradirci!
AMORE
Fidatevi di me;
(a Britomarte)
tu riacquista l'uso della favella.
DORISTO
Ahí, ahí!
AMORE
Che c'è?
DORISTO
Se la lasciavi muta,
io sposata l'avrei.
AMORE
Sei lingue avrà se tu sposarla dei.
Scena Nona
(I suddetti e Diana)
DIANA
Sempre più va crescendo
il turbamento mio; da nuovi affetti
l'anima combattuta, schernita, abbandonata
da tutte le mie Ninfe, io non intendo,
non che gli altri, me stessa.
Ma già l'ora s'appressa
che al segreto congresso in questo loco
mi fissò il sacerdote; in fin ch'ei viene
posso entrare nel bagno. A questa pianta
il manto appenderò per ch'ei s'avveda
che qui chiusa son io,
se vien prima ch'io sorta.
(Mette il manto a Doristo, creduto pianta)
E l'arco?
Lo porrò presso la porta.
(Entra)
AMORE
Che loco delizioso! Sembra fatto
per far bene all'amore.
«Cintia qui regna»
è scritto per errore;
andrà meglio così.
(Tocca lo scritto col dardo; lo scritto si cangia)
SILVIO, ENDIMIONE
«Qui regna Amore».
DORISTO
Che donna indiavolata!
AMORE
Orsù, finiam l'impresa incominciata.
Finche sta nello speco
divertire mi vo: cantate meco
Cessate di spargere
querele e sospir;
cangiate le lagrime in dolci desir.
Di rose novelle la terra spargete;
Amor, alme belle, v'invita a gioir.
TUTTI
Amore dell'anima è l'unico ben;
suo foco, suo ghiaccio
di gioia è ripien.
Per selve le belve,
i pesci per l'onde,
l'augel tra le fronde
lo sente nel sen.
DIANA
(di dentro)
Ah, chi turbare ardisce
i miei dolci riposi?
DORISTO
Caspita! Grida bene questa Signora Luna.
AMORE
Presto, prima ch'ella esca,
Endimion qui siedi. Attendi: or dormi
fin che Cintia ti sveglia.
(Copre Endimione col manto di Diana. A Silvio)
Tu la ti celi.
(a Doristo)
Tu verso il gran tempio va colle Ninfe.
DORISTO
Amici, chi sta peggio di me?
Una femmina e troppo, ed io n'ho tre.
(Parte, abbracciando tutte le tre ninfe)
AMORE
Va bene; questo dardo
col mio si cangi,
e porti entro il suo core
diretto il foco mio, l'ultimo ardore.
(Endimione dormendo; Silvio tra gli alberi a destra, Amore dall'altro lato.Entra Diana)
DIANA
Miseri! Dove son? Chi fu l'audace,
e in qual modo fuggì?
Che scritto è quello?
Qual temeraria mano…?
E il manto mio,
(alza un poco il manto)
chi di loco cangiò? Stelle, che vedo!
(vede Endimione che dorme)
Endimion! Oh, come ora ch'ei dorme
par bello agli ochi miei!
Quell'aurea chioma,
quei vermigli color!
Di qua si fugga!
(prende il manto e il dardo)
Il manto… il dardo… cielo!
Quale smania, qual gelo
mi scorre per le vene!
Il cor mi trema, m'ardon tutte le membra,
e il piè ricusa d'allontanarsi…
Forse… che sembianze,
che vaghezza!
Oh, si desti! Endimione…
Infelice, che fo?
ENDIMIONE
(dormendo)
Cintia, mia diva!
DIANA
Qual voce! Oh, come arriva
nel fondo del mio core
a ricercarmi le midolle e l'ossa!
Da qual ignota possa
strascinata mi sento?
Risvegliarlo vorrei…
Che fo? Che sento?
Pianin pianino lo chiamerò;
poi quando è desto fuggirò presto;
indi ben so quel che farò.
Endimione…
(Lo scuote e poi fugge)
ENDIMIONE
(si sveglia)
Che voce, oh dei!
I sonni miei, chi mi turbò?
Alcun non vedo, fu sogno, credo;
sonno ancor ho, dormir io vo.
DIANA
Tacita il passo
voglio avanzar
e questo sasso
ver lui gettar.
ENDIMIONE
Un sasso, un sasso,
che cosa è questa? Fuggiam!
DIANA
No, resta,
mio caro ben.
(Diana trattiene Endimione coprendogli gli occhi colla mano)
Lieta di stringere luci si belle,
sento in me nascere
fiamme novelle;
mi par che l'anima
languisca in sen.
ENDIMIONE
Al dolce stringere
di man si bella
sento in me nascere
fiamma novella;
mi par che l'anima
languisca in sen.
Ah, di chi siete,
dita vezzose?
DIANA
Il cor tel dica, bocca di rose.
ENDIMIONE
Il cor mi dice
che tu sei mia,
ma chi tu sia
non dice il cor.
DIANA
Ah, che resistere non posso ancor!
Apri quei lumi, mio bel tesor.
(Qui cava via le mani)
ENDIMIONE
Cintia!
DIANA
Sì, caro!
ENDIMIONE
Sogno o son desto?
(S'abbracciano)
DIANA, ENDIMIONE
Deh fate, oh numi, se un sogno è questo,
ch'ambi possiamo dormire ognor.
(Partono)
Scena Decima
(Silvio, poi Amore)
SILVIO
Ferma, ferma! Ove fuggi?
AMORE
Ferma tu, miserabile!
SILVIO
Crudele!
Dunque per esser testimon soltanto
delle perdite miei qui me traesti?
Dunque vaghezza avesti
di far che gl'occhi miei bevan la morte
nel rimirar la sorte d'un felice rivale?
Ah, invendicato, oh barbara,
non resterà il mio core!
L'ira paventa e i palpiti
d'un disperato amor.
Per campi e per foreste
andrò furente irato,
lasciando ognor funeste
orme del mio furor.
Scena Undicesima
(Amore solo, poi Silvio)
AMORE
Vi voglio far veder, donne mie belle,
che un crudele io non son come si dice.
Ecco, io sento pietà dell'infelice;
consolarlo convien.
Silvio!
SILVIO
Che vuoi?
AMORE
Tutti gli affani tuoi,
tutti i tuoi mali, anzi te stesso obblia;
cangiati in un istante;
voce, abito, sembiante
del sacerdote di Diana piglia.
(si cangia in vecchio)
Ebbene, che ti par?
Amante tale
non lascierà sospetto di rivale.
Udiamlo parlar.
Buon vecchio!
SILVIO
Ninfa, vezzosissima ninfa,
anzi pur dea,
che per tal ti discopre
il chiaro aspetto
e la luce gentil de gli occhi tuoi;
sola tu dirmi puoi
chi son io, qui che faccio, e cosa è quello
che mi sento nel petto.
AMORE
Il periodo è bello ma lunghetto.
Tu sei quello che sei,
tu fai quello ch'io vo',
e ti senti nel sen quello ch'io so.
SILVIO
Che linguaggio enigmatico!
AMORE
Vien meco,
io voglio a miglior agio
teco parlar; vedrai
che l'enigma più bello ancor non sai.
(Partono)
Scena Dodicesima
(Britomarte, Clizia, Cloe, che menano fuori Doristo tirandolo chi pei capelli, chi per le veste; poi Amore.)
CLIZIA
Non ti lascio, traditore,
se la mano a me non dai.
CLOE
Hai promesso a me il tuo core
e a me darlo tu dovrai.
BRITOMARTE
Io da te pretendo amore
e la causa già la sai.
DORISTO
Via, già sono un uom d'onore
e al dover non manco mai.
CLIZIA
Tua son io.
DORISTO
Sì, mia tu sei.
CLOE
Non, sei mio.
DORISTO
Sì, son di lei.
BRITOMARTE
Io ti voglio.
DORISTO
Sì, sì, che imbroglio!
Ah, guardate in qual periglio
m'ha cacciato l'imprudenza!
Per paura di star senza
or ne posso a gli altri dar.
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Via, deciditi briccone,
o saprò farti ragione,
o ti vo'cavar quegli occhi,
o ti voglio scorticar.
CLOE
Or sù, sbrigati!
CLIZIA
Parla.
BRITOMARTE
Qual ti scegli?
DORISTO
Via, sceglierò…
CLIZIA
Chi?
DORISTO
Te.
CLOE
Chi?
DORISTO
Te.
BRITOMARTE
Chi?
DORISTO
Te.
(Lo mettono in modo da esser visto da tutte tre)
CLIZIA
Fermo là!
CLOE
Parla schietto!
DORISTO
Aspettate un pochetto!
BRITOMARTE
Non aspettiamo nulla;
tu devi sposar me.
CLIZIA
No, me.
CLOE
No, me.
DORISTO
Ma s'io mi sento buon per tutte tre!
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Olà, mori, birbone!
DORISTO
Aiuto, aiuto!
AMORE
Padron mio, la saluto.
DORISTO
Ah, compassione, carissima ex consorte,
o mi danno la morte,
a forza di graffiate e di ceffoni
queste arrabbiate femmine;
salvami per pietà!
AMORE
Oh, ti sta bene.
BRITOMARTE
Prova un poco, birbone,
quello che si guadagna a burlar tutte.
DORISTO
Bugiarda! Io lascio star tutte le brutte.
AMORE
Basta, per questa volta
rimettetevi in me; gli saprò dare
la pena meritata.
DORISTO
Ehi, burli, è ver?
Tu sai che amici siamo.
AMORE
In breve lo vedrai; per ora andiamo.
(Partono)
Scena Tredicesima
(Endimione e Diana incoronati e legati con fiori.)
ENDIMIONE
Ebben, non sei contenta
di questo cambiamento, anima mia?
E non ti par
che sia più dolce cosa
di ferita amorosa
aver piagato il core
che ferir belve ed odiare amore?
DIANA
Sì, caro, anzi mi dolgo
del tempo che perdei; ma mi compensa
l'acquisto di quel cor.
Quanto bello tu sei! Volgiti, o caro,
lascia che a mio talento
adori quei begli occhi. Ah, tu mi guardi
e sospiri, mio ben? Non arrossire,
intendo quel sospir, intendo il guardo.
Tu così mi vuoi dir «io ardo, io ardo».
Scena Quattordicesima
(I suddetti. Amore non veduto che finge la voce di Silvio; poi Silvio da sacerdote)
AMORE
Cintia!
DIANA
Che sento mai?
Del sacerdote la voce è questa.
AMORE
Cintia!
DIANA
Mio bene, Endimion, ah, celati!
ENDIMIONE
Ch'io mi celi? Perchè?
DIANA
Senti la voce del sacerdote Alcindo.
S'egli mi vede teco e mi vede così…
ENDIMIONE
Ma di che temi?
Tu, regina, tu, dea…
Forse hai rossore,
crudel, del nostro amore?
DIANA
No, ma credi…
Ah, il destin s'oppone, anima mia!
ENDIMIONE
Barbara, e puoi
sì intrepida ridirlo?E non paventi
ch'io mora di dolore?
DIANA
Cessa, cessa mio core
di lacerarmi il seno
coi rimproveri tuoi;
quanto mi costa lo scostarti da me
lo sanno i numi;
tu medesimo lo sai,
che ugual tormento
senti a quello ch'io sento.
Ma la barbara sorte,
le mie leggi, la gloria…
oh, dei, non posso arrestarmi con te!
Parti, mio bene, allontanati, fuggi!
Ah, una sol volta abbracciarti vogl'io!
Mi si divide il cor; mia vita, addio!
Teco porta, o mia speranza,
l'alma mia, che vien con te,
e la grata rimembranza
d'un ardor che vive in me.
Fosti il primo, e il solo or sei
bel desio di questo cor,
e a cangiar gli affetti miei
sfido il fato e sfido Amor.
Vanne, caro –
Ah, ch'io mi sento
dal tormento lacerar!
Torni, torni il bel momento
che ristori il mio penar.
(Endimione parte)
SILVIO
Dal solitario asilo
ove a guardo profano ascoso io vivo
a te vengo, alma dea.
Parla: in che puote ubbidirti
l'interprete de'fati?
DIANA
Che giorno, Alcindo mio,
è mai questo per me!
Fanciulla ignota
nell'isola s'intruse che sossopra
mise tutto il mio regno; un libertino
a me diede il destino
per custode dell'arbore; trovai
uomini nel giardin; colsi in delitto
l'infida Britomarte; invan m'adiro,
minaccio in van: le ninfe
mi beffano, mi fuggono,
spezzano gli archi
e per amor si struggono.
SILVIO
Oh, cielo! E come nacque
l'orrenda metamorfosi?
DIANA
Da un nume
più possente di me fui vinta; io stessa
temo d'essere amante.
SILVIO
Amante! Amante Cintia?
Ma dove ritrovasti un uom che sia
degno del tuo gran cor? A'tempi miei
erano tutti quanti
gli uomini della terra leggeri, capricciosi,
infedeli, stucchevoli e noiosi.
DIANA
Così non parlerai
s'Endimion vedrai.
SILVIO
Facesti almeno
prova di sua saggezza
pria che dargli il tuo cor?
DIANA
Io glie la lessi
negli accenti, nei sguardi…
SILVIO
Ingannata ti sei.
DIANA
No, tu m'inganni!
SILVIO
Io?
Conosci sì poco il vecchio Alcindo,
il tuo sì fido sacerdote? Or odi:
sotto l'arbor fatale io con bell'arte
condurrò le tue ninfe;
là, col pretesto dell'usata prova
che fai di lor saggezza,
conoscerai, gran dea, quel ch'ora neghi
di credere al mio labbro.
Andiam!
DIANA
Andiam. Tu la perduta calma
a quest'alma ridona.
(Parte)
AMORE
(sortendo d'agguato)
E rispondano gli antri:
«oh, che buffona!»
Scena Quindicesima
(Amore, le ninfe, Doristo)
AMORE
Venite, amiche belle,
venite alla vittoria,
è giunto il dì di gloria,
l'istante di piacer.
GLI ALTRI
Andiamo, amiche belle,
andiamo alla vittoria,
è giunto il dì di gloria,
l'istante di piacer.
AMORE
Echeggi in sì bel giorno
di giubilo ogni riva;
amante è già la Diva,
andiamola a veder.
GLI ALTRI
Echeggi in sì bel giorno
di giubilo ogni riva;
amante è già la Diva,
andiamola a veder.
Scena Sedicesima
(I suddetti, Endimione)
ENDIMIONE
Chi m'ha tolto il bel tesoro
che il mio sen d'amor piagò?
Senza lui languisco e moro;
chi mi dice dove andò?
DORISTO, AMORE, NINFE
Ferma, senti!
ENDIMIONE
Ah, l'idol mio non vegg'io venir con voi!
DORISTO, AMORE, NINFE
Se con me venir tu vuoi,
l'idol tuo ti mostrerò.
ENDIMIONE
Sì, sì andiamo, non tardiamo,
l'idol mio veder io vo'.
DORISTO, AMORE, NINFE
Sì, sì andiamo, non tardiamo,
l'idol tuo ti mostrerò.
(Partono)
Scena Diciassettesima
(Giardino di Diana. Diana, Silvio da sacerdote, e poi Amore, Doristo, Endimione, le ninfe, quattro sacerdoti che portano un'urna)
DIANA
Fra quest'ombre taciturne
par che cresca il mio tormento,
ed il moto che in me sento
io non l'ho sentito ancor.
SILVIO
Nuova calma a tua grand'alma
io prometto, amica dea,
e il figliuol di Citerea
vincerai col mio favor.
DIANA
Ma vien gente…
SILVIO
Fa coraggio e componi il bel sembiante
DIANA
Che cimento, oh dei, che istante!
Mille affetti ho dentro il cor.
SILVIO
Cintia, Cintia, qual istante
s'avvicina al tuo gran cor!
TUTTI GLI ALTRI
Pentito, smarrito, si prostra al tuo piede
un stuolo infelice che chiede mercè.
(S'inginocchiano al piede di Diana)
A lor qual ti piace dà guerra, dà pace;
la pena, il perdono, dipende da te.
DIANA
Oh, ciel, che vegg'io?
La speme, il ben mio.
(a Silvio)
Non so che rispondere,
tu parla per me.
SILVIO
Sorgete, vi parla la Diva per me.
(Sorgono)
TUTTI GLI ALTRI
La Diva in lui parla,
sentiamo cos'è.
SILVIO
Dell'arbore il rito
si veda adempito;
si cavi dall'urna
chi prima sarà.
DIANA, NINFE, ENDIMIONE, DORISTO
Ah, s'esce il mio nome
non so come andrà.
SILVIO
Vedrai tu ben come l'affar finirà.
AMORE
Vedrete ben come l'affar finirà.
TUTTI SALVO SILVIO
Son pronto/a al comando
del gran sacerdote.
SILVIO
Le solite note divote cantate;
voi, ninfa, cavate;
vi chiama l'età.
(Silvio volge l'urna. Amore cava un biglietto, lo da a Silvio. Intanto si cantano i seguenti versi)
TUTTI SALVO SILVIO
Oh, silfi, che siete
custodi d'onore,
se diedi mai loco
al foco d'amore,
coi frutti funesti
punitemi qua.
SILVIO
Il nome si legga: Diana!
DIANA
Che ascolto!
TUTTI SALVO DIANA
Ha torbidi i lumi, ha pallido il volto,
sospira, delira, il resto si sa.
AMORE
(Fra sè)
L'ho vinta e confusa;
ricerchi una scusa;
or tutto l'Olimpo la cosa saprà.
(Parte. Gran tempesta e tremuoto)
DIANA
Cento eumenidi in petto mi sento;
scellerati, qui c'è un tradimento.
Numi, numi, vendetta, pietà!
GLI ALTRI
Guarda, guarda, già il cielo s'oscura,
trema il suol, si sconvolge Natura;
numi, numi, soccorso, pietà.
Ah, si scuote da'cardini il mondo!
Oh, che notte, che abisso profondo!
Già la terra mancandomi va.
(Il giardino sparisce)
TUTTI
Ah!
(Calma improvvisa; comparisce la reggia d'Amore: Amor sopra un carro trionfale con alcune Divinità)
AMORE
Di temer cessate,
oh miei teneri amici; e il vostro nume
in me riconoscete. Il buon Doristo
resti colle tre ninfe,
di mia reggia custode; tu ripiglia,
Silvio, il giovine aspetto; oggi t'eleggo
sacerdote d'Amore;
tu, Cintia, ama il tuo caro, e ti consola.
Io non vinsi te sola: il guardo intorno
volgi alla reggia mia,
e mira in lor il mio poter qual sia.
A Ciprigna ed a Psiche
vo' la nuova a recar di sì bel giorno;
con voi resti Imeneo
fin ch'io ritorno.
(Amor sparisce, apparisce Imeneo)
TUTTI SALVO DIANA
Vieni, o vieni, oh bella dea,
lieta vieni a star con noi;
son felici i lacci tuoi,
fatti son per man d'amor.
DIANA
Vengo, vengo, son già vinta.
Dio possente, è tua la palma;
a te resa è serva ogni alma,
a te suddito ogni cor.
TUTTI SALVO DIANA
Vieni, vieni, sei già vinta.
Dio possente, è tua la palma;
a te resa è serva ogni alma,
a te suddito ogni cor.