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ATTO PRIMO


Scena Prima

(Giardino delizioso cinto di muro dai lati; nel muro due porte; in fondo laghetto d'acqua, di là della pianura boschetto; in qualche distanza veduta di un tempio; a destra del giardino un arbore colle poma d'oro da potersi illuminare a colpo d'occhio. Doristo sopra un sofà che sta dormendo; entrano Britomarte, Clizia e Cloe cantando il seguente terzetto sotto voce)

▼BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE▲
(all'altre ninfe che sono in giardino)
Zitto, zitto, non parlate,
zi, zi, zi, venite fuori,
chete, chete al tempio andate,
la gran Dea v'attende là.
Al grand'arbore vicino
sta dormendo il pastorello;
or slegatelo, bel bello,
e partiamo via di qua.

(Partono)

Scena Seconda

(Amore che sveglia Doristo, poi s'asconde)

▼DORISTO▲
Dove diavolo son?
Che loco è questo, ed io come qui venni?
È forse un sogno,
è un atto di commedia, un incantesimo?
Che giardin delizioso!
Senti, senti… ruscelli gorgogliar,
cantar uccelli tra i fioriti arboscelli.
Che odori, che colori,
che temperato ciel, ch'erbe, che fiori!
Qualcun v'abiterà… non vedo alcuno,
cinto è l'orto di muro.
Oh, ci vorrieno l'ali!
C'è una porta; picchiam!
Nessun risponde.
Io non mi so decidere
se deggio in questo affar
pianger o ridere.
Per Bacco! Che bell'arbore!
Le poma son tutte d'oro:
alquante pigliar
ne vo'per li bisogni miei.

(Qui Amore si comparisce)

▼AMORE▲
Misero, arresta il passo, o morto sei!

▼DORISTO▲
Ah!

▼AMORE▲
Non temer: amico
ti sono, e tu nol sai.

▼DORISTO▲
Amico? Oh, bella!
Io non ti ho visto mai.

▼AMORE▲
Guardami un po'.

▼DORISTO▲
T'ho visto.

▼AMORE▲
Non mi conosci?

▼DORISTO▲
No.

▼AMORE▲
Non sai dunque chi sono?

▼DORISTO▲
Non lo sò.

▼AMORE▲
Se il vuoi saper,
io sono Amor;
il mio poter
ti dica il cor.
Lo stral quest'è
che ti piagó.
Non credi a me?
Ti feriró.

▼DORISTO▲
Ehi, ehi, basta così, nume ragazzo;
non mi far più di pazzo!
Forse ti sembran nulla
le ferite, le fiamme, ed i rancori
che sotto il giogo tuo sin'or provai?

▼AMORE▲
È tempo di gioir, penasti assai.
D'una altera rivale, anzi nemica
del mio stral, del mio soglio,
abbassar vo'l'orgoglio; or te compagno
scelgo di mie vendette.

▼DORISTO▲
Cosa hai detto?
Io, vendette con donne?
Prima mi lascierei cavare i denti!

▼AMORE▲
Invan resisti, o stolto;
or taci e senti.
Nell'isola di Cintia,
per opra della Dea,
se nol sai, tu giungesti;
qui custodir dovresti,
celibe involontario,
il resto di tuoi dì l'arbor fatale
ove ogni giorno perigliosa prova
della saggezza lor le ninfe danno.

▼DORISTO▲
Oh, che prova galante! E come fanno?

▼AMORE▲
Sotto quella ogni giorno, ad una ad una,
Cintia passa, e le ninfe; e come tutta
s'empie l'arbor di luce, e canta e suona
quando passan l'oneste,
tal se alcuna di queste
diede mai loco ad amoroso affetto,
nasce contrario effetto, e colle frutta
l'accoppa, la sfigura, e la maltratta.

▼DORISTO▲
Oh, la Signora Cintia è certo matta!
Saprò l'arbor tagliar, saprò sedurre
tutte le donne sue, dar foco a lei,
all'isola, al giardin…

▼AMORE▲
Non saprai nulla
senza il soccorso mio.
A quell'arbore intanto,
senza questo anelletto,
guarda non t'accostar,
se non vuoi morte.
Per quanto poi sia forte,
io farò che Diana oggi alla forza
del mio braccio ceda;
farò ch'ella s'avveda…
ma vien gente… è la Dea.
Tu fingi di dormir; entro poche ore
conoscerai quanto è possente Amore.

(Amore sparisce. Doristo, dopo alcuni atti di maraviglia, siede)

Scena Terza

(Diana sopra una barchetta incoronata di fiori con seguito di ninfe in altra barchetta simile: Britomarte, Clizia, Cloe; Doristo)

▼DIANA▲
Tranquilli soggiorni
di placida calma,
qui gode ognor l'alma
del vero piacer.
Qui libero il core
di cure, d'affanni,
del perfido Amore
disprezza il poter.

▼BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE▲
Intrecciamo, sorelle vezzose,
vaghi serti di gigli e di rose;
l'alma dea coroniam delle selve
che felici qui viver ci fa.
Ella candidi rende gli affetti,
ella insegna innocenti diletti,
e coll'arco che ancide le belve
assicura l'altrui libertà.

▼DIANA▲
Ecco, amiche compagne,
il garzoncello che alla custodia
della sacra pianta ci concesse il destin;
del dardo mio la man gli s'armi
e di faretra il tergo,
e gli sian contra Amor scudo ed usbergo.
Tu, Clizia, apri l'ampolla
e spruzza in lui
dell'usato liquor stille celesti:
cangi affetti e costumi;
Ora si desti.

▼DORISTO▲
Oh, che belle ragazze!
Caspita, non ho fatto
sì cattivo contratto!
Venite qui; lasciate
ch'io vi guardi d'apresso,
oh gloria, oh lampo del femineo sesso!
Sapete, figlie mie,
che mi piacete tutte?
Quella fresca biondina!
Quella semigrassotta!
Quella bruna…
Non ve n'ha nemmen una
che non abbia il suo merto:
io sarei nella scelta affatto incerto.

▼DIANA▲
Temerario! ed ardisci
in faccia mia In tal guisa parlar?

▼DORISTO▲
Che male c'è?
Parmi naturalissimo
che se voi siete donne, e donne belle,
io che son di beltà gran dilettante
vi deggia voler bene a tutte quante.

▼DIANA▲
Misero! Cosa dici?
Io son Diana, la castissima dea,
la nemica d'amor;
fra queste mura
arder di fiamma impura a te non lice.
Mio vasallo ora sei,
e saprò vendicar i torti miei.

▼DORISTO▲
Da parte gli scherzi,
mia cara padrona,
trattiamo alla buona,
baciatemi un po'.
Che mal ci trovate?
Perchè vi sdegnate?
C'è niente di strano?
Capir non lo so.
Voi siete bellissima,
costoro son belle;
tra me, voi, e quelle
far molto si puo.
Marito generico
sarò, se volete;
il cor mi darete,
il cor vi darò.
Gran tempo è che bramo
di donne un serraglio,
e qui, se non sbaglio,
trovato me l'ho.

▼DIANA▲
L'ardir di questo pazzo
più soffrir non degg'io: dell'armi nostre
spogliatelo sul fatto,
e per punire il temerario eccesso,
una pianta diventi adesso adesso.

(Parte. Doristo si trasforma in pianta. Le tre ninfe ripettono il coretto «Intrecciamo, sorelle…» e partono sulle barche)

Scena Quarta

(Endimione e Silvio che corrono fuori del bosco l'uno dopo l'altro; entrano in giardino saltando sopra le barche che trovano alla sponda; poi Amore vestito da pastorella)

▼ENDIMIONE▲
Dove vado, dove fuggo?
Chi m'aita, chi m'asconde?
Dalle mani furibonde
chi mi salva, per pietà?

▼SILVIO▲
Ferma, ferma, oh sciagurato!
T'ho raggiunto, fuggi in vano;
dal furor di questa mano
chi sottrarre ti saprà?

(Vuol ferire)

▼AMORE▲
Non ferir, non fare offesa
a l'imbelle pastorello.
Contra te, per sua difesa,
questa destra s'armerà.

▼ENDIMIONE, SILVIO▲
Una donna!

▼AMORE▲
Sì, una donna.

▼SILVIO▲
E chi sei,
ch'opporti ardisci?

▼AMORE▲
Son chi son. Se puoi, ferisci.
Ecco il sen:
ferisci qua!

▼SILVIO▲
Che coraggio!

▼ENDIMIONE▲
Che ardimento!
Tremo tutto dal pavento.

▼SILVIO▲
Ah, se giusta quanto bella…

▼AMORE▲
Cedi il ferro e poi favella.

▼SILVIO▲
Ecco il ferro, hai vinto già.

(Amore prende le arme a Silvio)

▼ENDIMIONE, SILVIO▲
Quanto ascolto, quanto vedo
ha sembianza di portento,
ed io stesso non m'avvedo
s'è un inganno o verità.

▼AMORE▲
Quanto ascolta, quanto vede
ha sembianza di portento,
ed ei stesso non s'avvede
s'è un inganno o verità.

▼SILVIO▲
Sento già che poco a poco
va languendo in me quel foco,
e in suo loco un dolce affetto
serpeggiando al cor mi va.

▼AMORE, ENDIMIONE▲
Vedo già che poco a poco
va languendo in lui quel foco,
e in suo loco un dolce affetto
serpeggiando al cor gli va.

(Endimione e Silvio restano taciturni)

▼AMORE▲
Or sù, signori miei,
cos'è questo silenzio?

▼SILVIO▲
Che tuono imperativo!

▼ENDIMIONE▲
Gentil ninfa, che vuoi?

▼AMORE▲
Saper bramo da voi di questa lite
la cagione qual è.

▼SILVIO▲
Crudele, atroce,
e tal che appena può lingua mortale
abbastanza spiegar: un bel levriero,
anzi il più bel che mai per selva corse,
quel barbaro m'uccise.

▼ENDIMIONE▲
Sì, ma in fuga ei mi mise
ben mille volte già le pecorelle,
tal che molte di quelle
ebbero rotto un piè; molte tornando
riscaldate all'ovil caddero morte;
ond'io per liberarmi
fatto ho del can quel ch'ei di me far volse.

▼SILVIO▲
Ed ogni gioia,
anzi ogni ben mi tolse.

▼AMORE▲
Semplice! E dunque un cane…

▼SILVIO▲
Ah! Da quel cane
dipendea la mia pace. Amabil ninfa
mi fe'dono di quello, e «guarda», disse,
«quanto la tua di questo can la vita,
se vuoi che ognor gradita sia la tua fe,
sia la tua fiamma a quante
vorrai spirare amore;
ma subito ch'ei muore,
tutte innamorerai,
fuori di quella che parrà a gli occhi
tuoi più vaga e bella».

▼AMORE▲
Hai cor?

▼SILVIO▲
Quant'altri mai.

▼AMORE▲
(dà il coltello a Silvio)
Prendi: quell'arbore
taglia, e pria di domane
ti do risorto il cane.

▼SILVIO▲
Non c'è altro?

(Ferisce l'arbore)

▼DORISTO▲
Ahi, ahi!

(Silvio s'arresta)

▼ENDIMIONE▲
Qual voce uscì?

▼SILVIO▲
Chi diavolo è costei? Che incanto
è questo mai?
Parla: chi sei?

▼DORISTO▲
Un galant'uom son io,
non ti so dir di più,
e pria dal caso mio
fui già quel che sei tu.
Per causa delle femine
son condannato qui;
mi servirà di regola
se mai rivedo il dì.

▼AMORE▲
Cos'è?

▼SILVIO▲
Son stupefatto.

▼AMORE▲
E tu, cosa ne dici?

▼ENDIMIONE▲
Io tremo affatto.

▼AMORE▲
Ebben, guarda, codardo!

(Amore toglie il coltello a Silvio e da un taglio all'arbore)

▼DORISTO▲
Oh, dei, son morto!

▼AMORE▲
Menti; anzi sei vivo.

(Sparisce Amore. Doristo apparisce)

▼SILVIO▲
Stupido io resto.

▼ENDIMIONE▲
Ed io di sensi privo.

▼DORISTO▲
Cosa fu? Dove son? Amici cari,
chi mi fece di voi questo servigio?

▼ENDIMIONE▲
Io già no.

▼SILVIO▲
Nemmen io.

▼DORISTO▲
Chi dunque?

▼ENDIMIONE▲
Una fanciulla.

▼DORISTO▲
Io non intendo nulla…
Com'era fatta?

▼SILVIO▲
Come son fatte le fanciulle.

▼DORISTO▲
Bella? Brutta?

▼SILVIO▲
Oh, bella!

▼ENDIMIONE▲
Bella assai!
Forse beltà simil non vidi mai.
Lieti e amorosi i rai,
bianca la carne avea,
d'ebano il crin parea,
parea di neve il sen.
E il vermiglietto labbro
con tanta grazia apria
che nato si diria
per fare il ciel seren.

▼DORISTO▲
Che sia stata la Dea?

▼SILVIO▲
Che dea?

▼DORISTO▲
Mo'bagatelle!
Non sapete che questa
è l'isola di Cintia? Non sapete
la burla che mi ha fatta
quella fanciulla matta?

▼SILVIO, ENDIMIONE▲
Non sappiam nulla.

▼DORISTO▲
Udite: mentre io stava
dormendo in casa mia,
che non so quanto sia di qua lontano,
mi fe'pigliar pian piano,
forse da qualche diavol che la serve,
e mi fe'portar qui. Mi sveglio, vedo
cose che appena credo; un fanciulletto
che fa credersi Amor l'affar mi spiega;
sparisce, vien la Dea,
seco ha una schiera di giovani leggiadre;
fatta ognuna parea per esser madre.
M'innamoro, al mio solito, di tutte;
dico qualche parola (amorosa, s'intende);
la collera allor prende Donna Diana,
e quella disumana
mi cangia… che credete?
Forse in un gelsomino,
in un giglio, in un cane, in un augello?
Mi cangia in muto e sterile arboscello!

▼ENDIMIONE▲
Qualche diavol qui s'asconde;
andiam via per carità!

▼SILVIO▲
Appressiamoci alle sponde;
c'è una barca, si vedrà.

(La barca fugge)

▼DORISTO▲
Da se stessa va per l'onde,
non c'è male, in verità.

▼AMORE▲
Siete in gabbia, poverini;
state ancor un poco là!

(Si fermano estatici sulla sponda del lago)

▼ENDIMIONE, SILVIO, DORISTO▲
Dal timore, dal stupore,
come un sasso io resto qua.

▼AMORE▲
Siete in gabbia, poverini,
ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!

Scena Quinta

(Britomarte, Clizia, Cloe non vedendo gli altri)

▼BRITOMARTE▲
(tutto sottovoce)
Il garzon che Diana
in arbor trasformò mi parve degno
del guardo d'una ninfa.

▼CLIZIA▲
Egli ha di fatto
una fisonomia da galantuomo.
Cerchiam un po'di convertirlo in uomo.

▼ENDIMIONE▲
(aparte)
Tre ninfe!

▼DORISTO▲
State cheti.

▼CLOE▲
E se la Dea venisse,
misere noi!

▼BRITOMARTE▲
La Dea sta nel bagno.

▼CLIZIA▲
Sorelle, non vedete?

▼CLOE▲
Che c'è?

▼BRITOMARTE▲
Tre giovinotti.

▼CLIZIA▲
Diamine!
Come son qui venuti?
Ah, li avrà fatti per provarci
la Dea condur tra noi!
Partiam per carità!

▼BRITOMARTE▲
Eccoti colla tua timidità!
Corbezzoli, che musi!
Perdonate, castissima Diana,
in campi, in selve,
non si trovano mai sì belle belve.
Bei giovani, accostatevi; chi siete?
Come veniste qui?
Cosa chiedete?

▼DORISTO▲
(ai pastori che si accostano)
Andiamo via.

▼CLIZIA▲
Sorella, non è quegli
il custode dell'arbore?

▼CLOE▲
Doristo!
Chi lo fe'tornar uom?

▼BRITOMARTE▲
Venite avanti.
Da bravi! Ancora un poco.

▼CLIZIA▲
Ma sai che in questo loco
uom entrare non può.

▼SILVIO▲
(alle ninfe)
Cosa chiedete?

▼BRITOMARTE▲
Non ci perdiamo in ciarle: siete voi
amici delle femmine?

▼DORISTO▲
Amicissimi.

▼BRITOMARTE▲
Or ben, con noi venite!
Tre noi, tre voi,
non può andar meglio.
Andiamo; fin che la Dea si lava
noi faremo all'amore.

▼DORISTO▲
È molto onesta
questa proposizione.

▼CLIZIA▲
Ah, cosa dici,
pazzerella che sei! Come celarli
agli occhi di Diana?

▼BRITOMARTE▲
In qualche speco,
in qualche angol del tempio; ad una donna
non mancano mai lochi
da nasconder l'amante.

▼CLOE▲
E se li scopre,
cosa sarà di noi?
Come arrischiarci di passar
sotto l'arbore? Non sai
cosa giuraste voi, cosa io giurai?

▼BRITOMARTE▲
So tutto, ma piuttosto
di seguitar a vivere così,
vo'morir accoppata in questo dì!
Di Cintia seguace
mi fe'la fortuna,
ma poco mi piace
di Cintia l'umor.
Son tenera e fresca,
ho spirito e brio,
provar voglio anch'io di fare all'amor.
Un giovane bello
mi sta nel cervello,
che dicami «io t'amo»,
che facciami onor.
De'tre che qui veggio,
un sceglier ne deggio;
son ninfa primaria, ho dritto su lor.
A te, bel brunetto, darò il fazzoletto;
v'è ognor più costanza
nel bruno color.
Voi fate com'io,
mie care sorelle;
si rischi la pelle
ma giubili il cor.

(Prende sotto il braccio Silvio, e va per partire)

Scena Sesta

(I suddetti nello speco. Amore, che continua mascherato di pastorella, e poi Diana; Amore dalla porta senza esser veduto)

▼AMORE▲
Ragazze, vien la Dea!

▼CLIZIA, CLOE▲
Cieli! Siam morte.

▼BRITOMARTE▲
Non perdiamo coraggio;
in questo speco voi altri entrate,

(alle donne)

e voi venite meco.

Scena Settima

▼DIANA▲
Fanciulla, eccoci sole; or dì: chi sei,
e che chiedi da me?

▼AMORE▲
Cintia, d'Amore
grand'amica son io,
e del terribil dio
messaggera a te vengo.
Qual più ti giova e piace,
io ti reco; tu scegli: o guerra o pace.

▼DIANA▲
Spiegati. E che pretende
il tuo nume da me?

▼AMORE▲
Che questo giorno
al suo giogo soggiaccia;
che quell'arbore atterri, e spezzi l'arco
vergognoso al suo nome; che alle ninfe
la libertà tu renda, e segua, invece
di cavrioli e damme,
giovani accesi d'amorose fiamme.

▼DIANA▲
Ben pentir ti farei, misera ninfa,
di sì stolido ardir, s'io non avessi
riguardo agli anni tuoi, riguardo al sesso.
Va, torna al tuo signor, digli che pace
da lui non chiedo, e non pavento guerra.
Il mare, il ciel, la terra
segua a infestar, ma guardi
e rispetti da lunge
questo che il fato e mia virtù concede
ad onestà, ad innocenza asilo e sede.

▼AMORE▲
Mi fareste pur ridere
con codeste tue favole! Ma senti,
oh bellissima Cintia, tu mi piaci,
anzi mi piaci tanto che potrei,
se femmina non fossi,
fare teco all'amor. Indi ti passo
questa fierezza tua,quest'aria alquanto
minacciosa e severa;
ma sincera non sei.

▼DIANA▲
Non son sincera?

▼AMORE▲
No.

▼DIANA▲
Come osi parlar con una dea?

▼AMORE▲
Eh, lasciam l'etichette; sono anch'io
una specie di dea, onde possiamo
parlar con libertà. Perchè ti vanti
tu nemica d'Amor?

▼DIANA▲
Perche conosco
la sua natura perfida e maligna;
perche dov'egli alligna,
come fera divora e come ferro
punge e trapassa,
e come foco strugge.
Ei si pasce di sangue,
ei si appaga di pianto.
Crudo più dell'inferno,
aspro più della morte,
nemico di pietade, ministro di furore,
è finalmente Amor privo d'amore.

▼AMORE▲
Qui appunto io ti voleva!
Or, come sai ch'è tale Amor
se non amasti mai?

▼DIANA▲
Come? Sentisti un solo
infra l'immensa turba degli amanti
che non parli in tal guisa?

▼AMORE▲
E credi tu, fra questa turba immensa,
che un sol parli d'amor
com'egli pensa?
Si dice qua e là:
«Amore è un bricconcello
che intorbida il cervello,
che sospirar ci fa».
Nessun lo crede già!
Amor è buono e bello,
Amor è solo quello che dà felicità.

▼DIANA▲
Troppo t'ho già sofferto,
e già cominci ad essermi
importuna. Vattene!

▼AMORE▲
Eh via! T'accheta, io già so tutto.

▼DIANA▲
E cosa sai? Favella.

▼AMORE▲
So che queste tue vergine pudiche
son amiche d'Amor più che tu pensi,
ch'hanno i lor cinque sensi,
e che usi in vano…

▼DIANA▲
Chiudi il labbro profano,
miserabil che sei.
Non sai tu i riti?
Le promesse non sai?

▼AMORE▲
Eh, le promesse in simili materie
non son che cerimonie.
Credi forse sciocche le tue ragazze?
Esse ben sanno
che più antichi dei riti di Diana
sono i riti d'Amore.
Sanno i dritti del core, e san che mai
non fosti e non sarai
di Cupido nemica, ma che un genio
di singolarizzarti…

▼DIANA▲
Audace!

▼AMORE▲
Ehi! Guarda un po'pria di sdegnarti.

(Amore tocca col dardo lo speco, che cade a terra, ed appariscono i tre giovani)

Scena Ottava

(Diana, Amore, Doristo, Endimione, Silvio)

▼DIANA▲
Che sorpresa è questa mai?
Chi m'inganna, eterni Dei?
Chi son quelli? Chi è colei?
Per chi degg'io sospettar?

▼ENDIMIONE, SILVIO, DORISTO▲
Infelice, in qual periglio
mi ritrovo in questo istante!
A quei detti, a quel sembiante
sento l'anima gelar.

▼DIANA▲
(a parte)
Crederò che qualche ninfa…

▼AMORE▲
(a parte)
Certo, ninfa, e bella assai…

▼DIANA▲
(a parte)
… a dispetto del mio nume…

▼AMORE▲
(a parte)
… e che nume lo vedrai;…

▼DIANA▲
(a parte)
… abbia cor per oltraggiarmi,
abbia cor, oh dei, d'amar.

▼AMORE▲
(a parte)
… avrò cor per vendicarmi,
bella dea, di farti amar.
Stanno in pena i meschinelli,
ma si può per un momento
tollerar un gran tormento
se in piacer si dee cangiar.

▼DIANA▲
Perfidi! In questa guisa i dritti miei
vilipender s'ardisce? In questa guisa
temerario mortale osa insultarmi
nel mio stesso soggiorno? Ah! Non son io
quella che al suon della temuta voce
sulla tartarea foce
trovò le furie al mio servigio preste,
che reggo le tempeste,
che do l'ordine a i venti,
e su triplice soglio, a me concesso,
vanto un poter commun
con Giove istesso?
Sento che dea son io,
sento che ho regno e soglio,
e dall'usato orgoglio
mi sento rinfiammar.
E se promette calma
il placido sembiante,
ho i fulmini nell'alma,
fo terra e ciel tremar.

(Diana parte e serra l'uscio)

Scena Nona

▼AMORE▲
Via, non tremate!

▼DORISTO▲
Certo questa stramba,
contro il sistema delle nostre donne,
ha muso da tener la sua parola.

▼AMORE▲
Che dite voi?

▼SILVIO▲
Che dobbiam dir?

▼AMORE▲
Udite: vi piace?

▼SILVIO▲
Chi?

▼ENDIMIONE▲
Chi?

▼DORISTO▲
Chi?

▼AMORE▲
Cintia.

▼DORISTO▲
Se strega non fosse…

▼ENDIMIONE▲
… a me potria certo piacer.

▼SILVIO▲
E a chi non piaceria?
Qual piacer prova il cor
nel veder tal beltà;
il guardar spira amor,
il parlar gioia dà.
Ah, perche nel bel sen
mai non vien la pietà?

▼AMORE▲
(a Silvio ed Endimione)
Or bene, chi di voi
vorrebbe innamorarla?

▼DORISTO▲
Son qua io.

▼AMORE▲
Tu taci là.

▼DORISTO▲
Perchè? N'ho innamorate tante…

▼AMORE▲
Taci, ti dico! A voi.

(Cava dal manco lato un fascio di strali)

▼SILVIO, ENDIMIONE▲
Che dobbiam far?

▼AMORE▲
Cavate.

(Cavano un dardo)

▼ENDIMIONE▲
E poi?

▼SILVIO▲
E poi?

▼AMORE▲
Ite, e il primo di voi che avrà la sorte
d'incontrarsi con lei,
furtivamente in lei scocchi il suo dardo,
e sarà solo corrisposto in amor.

▼ENDIMIONE▲
Io corro!

▼SILVIO▲
Io volo!
Chiuso è l'uscio.

▼AMORE▲
Aspettate.

(Tocca col dardo la porta e si spalanca subito)

▼ENDIMIONE▲
Eccolo aperto.

▼DORISTO▲
Costei può tutto!

▼AMORE▲
Il mio trionfo è certo.

(Partono)

Scena Decima

(Amore e Doristo)

▼DORISTO▲
Addio, vado con lor.

▼AMORE▲
La non si incomodi.

(La porta gli si chiude in faccia)

▼DORISTO▲
Come?
Lasciami andar; voglio ancor io
con Diana provarmi.
Non son forse uomo capace
di cacciar un dardo
nel cor d'una ragazza?

▼AMORE▲
Capacissimo.

▼DORISTO▲
Perchè dunque dovrò, mentre essi godono,
star qui senza far nulla?

▼AMORE▲
Perche devi esser mio.

▼DORISTO▲
Tuo?

▼AMORE▲
Certo, mio.
Non son bella abbastanza?

▼DORISTO▲
Lasciami un po'squadrarti.

▼AMORE▲
Cosa c'è?

▼DORISTO▲
Mi pare di conoscerti; mi pare
che un ragazzo tu sia. Ridi?

▼AMORE▲
Sì, rido.
Ti pare che un ragazzo
abbia un occhio sì scaltro,
una mano sì morbida,
una pelle sì fina, un piè sì bello?
E ben ver ch'ho un fratello
che mi somiglia affatto…

▼DORISTO▲
Il nome?

▼AMORE▲
Amore.

▼DORISTO▲
Vè, vè! Sappi, mio core,
che Amore è amico mio; sappi che insieme
abbiam molti negozi…
ah, ci avrei gusto
di far tal parentela:
Amor cognato mio, suocera Venere!
Cosa non può sperar l'umano genere?
Sposiamci!

▼AMORE▲
Volontier.

▼DORISTO▲
Quando?

▼AMORE▲
Stasera.

▼DORISTO▲
Perchè sì tardi?

▼AMORE▲
Perche so che pria
di qui non dei sortire;
perche deggio finire
certe faccende con Diana.

▼DORISTO▲
E poi, ritornerai?

▼AMORE▲
Ritornerò.

▼DORISTO▲
La mano.

▼AMORE▲
Prendi.

▼DORISTO▲
E nient'altro?

▼AMORE▲
Che vorresti, il core?

▼DORISTO▲
Ah, si vede che sei razza d'Amore.

(Bacia la mano replicate volte ad Amore)

▼AMORE▲
Occhietto furbetto,
che cosa m'hai detto
baciandomi qui?

▼DORISTO▲
Se furba tu sei,
capire lo dei.

▼AMORE▲
Capisco, sì, sì.

▼DORISTO▲
Ebben, che diss'io?

▼AMORE▲
Che sei l'idol mio.

▼DORISTO▲
E poi?

▼AMORE▲
Che vorresti…

▼DORISTO▲
E poi?

▼AMORE▲
Che faresti…

▼DORISTO, AMORE▲
Ah, taci, mio bene,
ah, basta così.

▼DORISTO▲
La mano gradita
anch'io ti vo dar.

▼AMORE▲
Fa presto, mia vita,
che anch' io vo baciar.

▼DORISTO▲
Ah, come tu tremi!

▼AMORE▲
Cor mio, di che temi?

▼DORISTO▲
Che caldo, che caldo!

▼AMORE▲
Stà saldo, stà saldo,
e lasciami far.

(Parte)

▼DORISTO▲
S'io non avessi visto
tutto cogli occhi miei,
certo nol crederei; stiamo a vedere
come finisce. Appunto mi sovviene
ch'oggi ancor non mangiai; pur non ho fame.
Capisco: in questo loco avran per buona
dei poeti l'usanza;
berran rugiada e mangeran speranza.
Ma già che far si deve economia di denti,
si faccia anco di gambe.
Voglio vedere un poco
la virtù dell'anello in questo loco.

▼CORO DI GENI▲
(dall'arbore)
Oh, saggio giovinetto,
che sull'april degli anni
fuggi i fallaci inganni
del mondo traditor,
godi di quegli onori
che agli innocenti cori
destina la regina,
la dea che fugge Amor.

▼DORISTO▲
Che canto è questo mai?
Che luce, che armonia!
Io credo in fede mia
che matti sian costor.

▼CORO DI GENI▲
A te di gigl'intatti
corona si prepara,
di mille geni il coro
tributa omaggi a te.

▼DORISTO▲
L'ho detto che son matti,
son matti per mia fe.
Numi, che cose belle!
Io non la cedo a un re.

Scena Undicesima

(I suddetti, Diana, Britomarte, Clizia, Cloe ed altre ninfe con arco in mano)

▼DIANA▲
Presto, presto, non tardate,
secondate i voti miei!
Vo'veder gli audaci rei,
cader morti a questo piè.

▼NINFE▲
Gran ministre siamo noi
di terror e di vendetta;
secondiamo i voti suoi:
cadan morti tutti tre!

▼DORISTO▲
Questa è un'altra bagatella,
qualche diavolo qui c'è.

▼DIANA▲
Dove sono?

▼NINFE▲
È là Doristo.

▼DIANA▲
Presto, il dardo sulla cocca;
chi più dritto in lui lo scocca
bella avrà di me mercè.

▼DORISTO▲
Ah, Signora, perdonate,
non ho fatto alcun misfatto.

▼DIANA▲
Trucidate, trucidate,
ascoltarlo non si de'!

▼NINFE▲
Trucidiamo, trucidiamo,
ascoltarlo non si de'.

▼DORISTO▲
Quante punte, quante, quante!
Un crivel faran di me.

Scena Dodicesima

(I suddetti. Amore che si mette davanti Doristo, con uno scudo di rose)

▼AMORE▲
(quasi burlandosi)
Via brave vibrate,
arciere vezzose;
lo scudo è di rose,
è facil ferir.

▼DIANA▲
Che veggio, che sento?
Che strano ardimento!
Vibrate, vibrate,
è facil ferir!

▼NINFE▲
Di gelo ho la mano,
vo'movermi in vano,
non so cosa credere,
non so cosa dir.

(Le ninfe restano col braccio sospeso immobili)

▼DORISTO▲
A tempo giungesti,
mia speme gradita,
mi rende la vita
sì nobile ardir.

▼AMORE▲
Indarno s'offende
chi Amore difende;
ei cangia in contenti
tormenti e sospir.

▼DIANA▲
Andate, codarde,
se forza vi manca
vediam se più franca
io son nel colpir.

(Vuol ferire ella stessa Doristo)

Scena Tredicesima

(I suddetti e Silvio, che esce in punto di trattenere il braccio a Diana)

▼SILVIO▲
Ferma, ferma, e pria fa meco
prova, oh Dea, del tuo valor!

(Prende il braccio)

▼DIANA▲
(con sdegno)
Un di quei che dello speco
dianzi uscì per mio rossor.

▼SILVIO▲
Che beltà, che brio, che volto!

▼AMORE▲
Via, ferisci!

▼SILVIO▲
Non ho cor.

▼DIANA▲
Dal ardor ch'hò in petto accolto
quasi son di senno fuor.

▼SILVIO▲
Dal furor ch'hò in petto accolto
quasi son di senno fuor.

▼NINFE, DORISTO▲
Che scompiglio, che disordine!
Per me palpito, e per lor.

Scena Quattordicesima

(I suddetti, Endimione che vibra, appena uscito, lo strale nel core di Diana)

▼ENDIMIONE▲
Non si perda il bel momento;
reggi il colpo, o Dio d'amor.

▼TUTTI SALVO AMORE▲
Oh, Dio, mancar mi sento
d'affanno e di tormento
oh Dio, che tanto amaro
forse il morir non è.

▼AMORE▲
Vedrai per tuo conforto,
ch'ora ti lagni a torto;
vedrai che tanto amaro
forse l'amor non è.
Ah, non dicesti il vero,
crudel, quando dicesti
che mai non sentiresti
d'amor il foco in te.

▼TUTTI SALVO AMORE▲
Ah, cosa prova mai
questo agitato core;
non so s'è sdegno, o amore,
o come nasce in me.

▼DIANA▲
Ah, chi mostra a me l'audace
ch'osa un ferro in me vibrar?

(a Doristo che fugge)

Sei tu, iniquo?

▼DORISTO▲
Non son io.

▼DIANA▲
(a Silvio)
Sei tu quello?

▼SILVIO▲
Nemmen io.

▼DIANA▲
Ah, il ribaldo!

▼ENDIMIONE▲
Qua se n'viene.

▼AMORE▲
Ci son io, non palpitar.

▼DIANA▲
Dalla smania, dalla rabbia
perdo il fiato e le parole,
mi si gonfiano le labbia
e mi sento, oh Dio, mancar.
Temerari, indegni, barbari!
Tutti omai di qua toglietevi!
Terra e ciel saprò sconvolgere,
ma mi voglio vendicar.

▼LE TRE NINFE E I TRE UOMINI▲
Quella voce, quel sembiante
m'empie l'alma di terrore,
mille smanie ell'ha nel core,
e mi fa raccapricciar.
Ah, trovassi almen un loco
da celarmi pochi istanti,
o siam morti tutti quanti
non c'è più a dubitar.

▼AMORE▲
Quella voce, quel sembiante
empie ogni alma di terrore,
mille smanie ell'ha nel core,
e li fa raccapricciar.
Ma non lascio questo loco
se non sono tutti amanti;
vo'i miei torti tutti quanti
in un giorno vendicar.
ATTO PRIMO


Scena Prima

(Giardino delizioso cinto di muro dai lati; nel muro due porte; in fondo laghetto d'acqua, di là della pianura boschetto; in qualche distanza veduta di un tempio; a destra del giardino un arbore colle poma d'oro da potersi illuminare a colpo d'occhio. Doristo sopra un sofà che sta dormendo; entrano Britomarte, Clizia e Cloe cantando il seguente terzetto sotto voce)

BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
(all'altre ninfe che sono in giardino)
Zitto, zitto, non parlate,
zi, zi, zi, venite fuori,
chete, chete al tempio andate,
la gran Dea v'attende là.
Al grand'arbore vicino
sta dormendo il pastorello;
or slegatelo, bel bello,
e partiamo via di qua.

(Partono)

Scena Seconda

(Amore che sveglia Doristo, poi s'asconde)

DORISTO
Dove diavolo son?
Che loco è questo, ed io come qui venni?
È forse un sogno,
è un atto di commedia, un incantesimo?
Che giardin delizioso!
Senti, senti… ruscelli gorgogliar,
cantar uccelli tra i fioriti arboscelli.
Che odori, che colori,
che temperato ciel, ch'erbe, che fiori!
Qualcun v'abiterà… non vedo alcuno,
cinto è l'orto di muro.
Oh, ci vorrieno l'ali!
C'è una porta; picchiam!
Nessun risponde.
Io non mi so decidere
se deggio in questo affar
pianger o ridere.
Per Bacco! Che bell'arbore!
Le poma son tutte d'oro:
alquante pigliar
ne vo'per li bisogni miei.

(Qui Amore si comparisce)

AMORE
Misero, arresta il passo, o morto sei!

DORISTO
Ah!

AMORE
Non temer: amico
ti sono, e tu nol sai.

DORISTO
Amico? Oh, bella!
Io non ti ho visto mai.

AMORE
Guardami un po'.

DORISTO
T'ho visto.

AMORE
Non mi conosci?

DORISTO
No.

AMORE
Non sai dunque chi sono?

DORISTO
Non lo sò.

AMORE
Se il vuoi saper,
io sono Amor;
il mio poter
ti dica il cor.
Lo stral quest'è
che ti piagó.
Non credi a me?
Ti feriró.

DORISTO
Ehi, ehi, basta così, nume ragazzo;
non mi far più di pazzo!
Forse ti sembran nulla
le ferite, le fiamme, ed i rancori
che sotto il giogo tuo sin'or provai?

AMORE
È tempo di gioir, penasti assai.
D'una altera rivale, anzi nemica
del mio stral, del mio soglio,
abbassar vo'l'orgoglio; or te compagno
scelgo di mie vendette.

DORISTO
Cosa hai detto?
Io, vendette con donne?
Prima mi lascierei cavare i denti!

AMORE
Invan resisti, o stolto;
or taci e senti.
Nell'isola di Cintia,
per opra della Dea,
se nol sai, tu giungesti;
qui custodir dovresti,
celibe involontario,
il resto di tuoi dì l'arbor fatale
ove ogni giorno perigliosa prova
della saggezza lor le ninfe danno.

DORISTO
Oh, che prova galante! E come fanno?

AMORE
Sotto quella ogni giorno, ad una ad una,
Cintia passa, e le ninfe; e come tutta
s'empie l'arbor di luce, e canta e suona
quando passan l'oneste,
tal se alcuna di queste
diede mai loco ad amoroso affetto,
nasce contrario effetto, e colle frutta
l'accoppa, la sfigura, e la maltratta.

DORISTO
Oh, la Signora Cintia è certo matta!
Saprò l'arbor tagliar, saprò sedurre
tutte le donne sue, dar foco a lei,
all'isola, al giardin…

AMORE
Non saprai nulla
senza il soccorso mio.
A quell'arbore intanto,
senza questo anelletto,
guarda non t'accostar,
se non vuoi morte.
Per quanto poi sia forte,
io farò che Diana oggi alla forza
del mio braccio ceda;
farò ch'ella s'avveda…
ma vien gente… è la Dea.
Tu fingi di dormir; entro poche ore
conoscerai quanto è possente Amore.

(Amore sparisce. Doristo, dopo alcuni atti di maraviglia, siede)

Scena Terza

(Diana sopra una barchetta incoronata di fiori con seguito di ninfe in altra barchetta simile: Britomarte, Clizia, Cloe; Doristo)

DIANA
Tranquilli soggiorni
di placida calma,
qui gode ognor l'alma
del vero piacer.
Qui libero il core
di cure, d'affanni,
del perfido Amore
disprezza il poter.

BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Intrecciamo, sorelle vezzose,
vaghi serti di gigli e di rose;
l'alma dea coroniam delle selve
che felici qui viver ci fa.
Ella candidi rende gli affetti,
ella insegna innocenti diletti,
e coll'arco che ancide le belve
assicura l'altrui libertà.

DIANA
Ecco, amiche compagne,
il garzoncello che alla custodia
della sacra pianta ci concesse il destin;
del dardo mio la man gli s'armi
e di faretra il tergo,
e gli sian contra Amor scudo ed usbergo.
Tu, Clizia, apri l'ampolla
e spruzza in lui
dell'usato liquor stille celesti:
cangi affetti e costumi;
Ora si desti.

DORISTO
Oh, che belle ragazze!
Caspita, non ho fatto
sì cattivo contratto!
Venite qui; lasciate
ch'io vi guardi d'apresso,
oh gloria, oh lampo del femineo sesso!
Sapete, figlie mie,
che mi piacete tutte?
Quella fresca biondina!
Quella semigrassotta!
Quella bruna…
Non ve n'ha nemmen una
che non abbia il suo merto:
io sarei nella scelta affatto incerto.

DIANA
Temerario! ed ardisci
in faccia mia In tal guisa parlar?

DORISTO
Che male c'è?
Parmi naturalissimo
che se voi siete donne, e donne belle,
io che son di beltà gran dilettante
vi deggia voler bene a tutte quante.

DIANA
Misero! Cosa dici?
Io son Diana, la castissima dea,
la nemica d'amor;
fra queste mura
arder di fiamma impura a te non lice.
Mio vasallo ora sei,
e saprò vendicar i torti miei.

DORISTO
Da parte gli scherzi,
mia cara padrona,
trattiamo alla buona,
baciatemi un po'.
Che mal ci trovate?
Perchè vi sdegnate?
C'è niente di strano?
Capir non lo so.
Voi siete bellissima,
costoro son belle;
tra me, voi, e quelle
far molto si puo.
Marito generico
sarò, se volete;
il cor mi darete,
il cor vi darò.
Gran tempo è che bramo
di donne un serraglio,
e qui, se non sbaglio,
trovato me l'ho.

DIANA
L'ardir di questo pazzo
più soffrir non degg'io: dell'armi nostre
spogliatelo sul fatto,
e per punire il temerario eccesso,
una pianta diventi adesso adesso.

(Parte. Doristo si trasforma in pianta. Le tre ninfe ripettono il coretto «Intrecciamo, sorelle…» e partono sulle barche)

Scena Quarta

(Endimione e Silvio che corrono fuori del bosco l'uno dopo l'altro; entrano in giardino saltando sopra le barche che trovano alla sponda; poi Amore vestito da pastorella)

ENDIMIONE
Dove vado, dove fuggo?
Chi m'aita, chi m'asconde?
Dalle mani furibonde
chi mi salva, per pietà?

SILVIO
Ferma, ferma, oh sciagurato!
T'ho raggiunto, fuggi in vano;
dal furor di questa mano
chi sottrarre ti saprà?

(Vuol ferire)

AMORE
Non ferir, non fare offesa
a l'imbelle pastorello.
Contra te, per sua difesa,
questa destra s'armerà.

ENDIMIONE, SILVIO
Una donna!

AMORE
Sì, una donna.

SILVIO
E chi sei,
ch'opporti ardisci?

AMORE
Son chi son. Se puoi, ferisci.
Ecco il sen:
ferisci qua!

SILVIO
Che coraggio!

ENDIMIONE
Che ardimento!
Tremo tutto dal pavento.

SILVIO
Ah, se giusta quanto bella…

AMORE
Cedi il ferro e poi favella.

SILVIO
Ecco il ferro, hai vinto già.

(Amore prende le arme a Silvio)

ENDIMIONE, SILVIO
Quanto ascolto, quanto vedo
ha sembianza di portento,
ed io stesso non m'avvedo
s'è un inganno o verità.

AMORE
Quanto ascolta, quanto vede
ha sembianza di portento,
ed ei stesso non s'avvede
s'è un inganno o verità.

SILVIO
Sento già che poco a poco
va languendo in me quel foco,
e in suo loco un dolce affetto
serpeggiando al cor mi va.

AMORE, ENDIMIONE
Vedo già che poco a poco
va languendo in lui quel foco,
e in suo loco un dolce affetto
serpeggiando al cor gli va.

(Endimione e Silvio restano taciturni)

AMORE
Or sù, signori miei,
cos'è questo silenzio?

SILVIO
Che tuono imperativo!

ENDIMIONE
Gentil ninfa, che vuoi?

AMORE
Saper bramo da voi di questa lite
la cagione qual è.

SILVIO
Crudele, atroce,
e tal che appena può lingua mortale
abbastanza spiegar: un bel levriero,
anzi il più bel che mai per selva corse,
quel barbaro m'uccise.

ENDIMIONE
Sì, ma in fuga ei mi mise
ben mille volte già le pecorelle,
tal che molte di quelle
ebbero rotto un piè; molte tornando
riscaldate all'ovil caddero morte;
ond'io per liberarmi
fatto ho del can quel ch'ei di me far volse.

SILVIO
Ed ogni gioia,
anzi ogni ben mi tolse.

AMORE
Semplice! E dunque un cane…

SILVIO
Ah! Da quel cane
dipendea la mia pace. Amabil ninfa
mi fe'dono di quello, e «guarda», disse,
«quanto la tua di questo can la vita,
se vuoi che ognor gradita sia la tua fe,
sia la tua fiamma a quante
vorrai spirare amore;
ma subito ch'ei muore,
tutte innamorerai,
fuori di quella che parrà a gli occhi
tuoi più vaga e bella».

AMORE
Hai cor?

SILVIO
Quant'altri mai.

AMORE
(dà il coltello a Silvio)
Prendi: quell'arbore
taglia, e pria di domane
ti do risorto il cane.

SILVIO
Non c'è altro?

(Ferisce l'arbore)

DORISTO
Ahi, ahi!

(Silvio s'arresta)

ENDIMIONE
Qual voce uscì?

SILVIO
Chi diavolo è costei? Che incanto
è questo mai?
Parla: chi sei?

DORISTO
Un galant'uom son io,
non ti so dir di più,
e pria dal caso mio
fui già quel che sei tu.
Per causa delle femine
son condannato qui;
mi servirà di regola
se mai rivedo il dì.

AMORE
Cos'è?

SILVIO
Son stupefatto.

AMORE
E tu, cosa ne dici?

ENDIMIONE
Io tremo affatto.

AMORE
Ebben, guarda, codardo!

(Amore toglie il coltello a Silvio e da un taglio all'arbore)

DORISTO
Oh, dei, son morto!

AMORE
Menti; anzi sei vivo.

(Sparisce Amore. Doristo apparisce)

SILVIO
Stupido io resto.

ENDIMIONE
Ed io di sensi privo.

DORISTO
Cosa fu? Dove son? Amici cari,
chi mi fece di voi questo servigio?

ENDIMIONE
Io già no.

SILVIO
Nemmen io.

DORISTO
Chi dunque?

ENDIMIONE
Una fanciulla.

DORISTO
Io non intendo nulla…
Com'era fatta?

SILVIO
Come son fatte le fanciulle.

DORISTO
Bella? Brutta?

SILVIO
Oh, bella!

ENDIMIONE
Bella assai!
Forse beltà simil non vidi mai.
Lieti e amorosi i rai,
bianca la carne avea,
d'ebano il crin parea,
parea di neve il sen.
E il vermiglietto labbro
con tanta grazia apria
che nato si diria
per fare il ciel seren.

DORISTO
Che sia stata la Dea?

SILVIO
Che dea?

DORISTO
Mo'bagatelle!
Non sapete che questa
è l'isola di Cintia? Non sapete
la burla che mi ha fatta
quella fanciulla matta?

SILVIO, ENDIMIONE
Non sappiam nulla.

DORISTO
Udite: mentre io stava
dormendo in casa mia,
che non so quanto sia di qua lontano,
mi fe'pigliar pian piano,
forse da qualche diavol che la serve,
e mi fe'portar qui. Mi sveglio, vedo
cose che appena credo; un fanciulletto
che fa credersi Amor l'affar mi spiega;
sparisce, vien la Dea,
seco ha una schiera di giovani leggiadre;
fatta ognuna parea per esser madre.
M'innamoro, al mio solito, di tutte;
dico qualche parola (amorosa, s'intende);
la collera allor prende Donna Diana,
e quella disumana
mi cangia… che credete?
Forse in un gelsomino,
in un giglio, in un cane, in un augello?
Mi cangia in muto e sterile arboscello!

ENDIMIONE
Qualche diavol qui s'asconde;
andiam via per carità!

SILVIO
Appressiamoci alle sponde;
c'è una barca, si vedrà.

(La barca fugge)

DORISTO
Da se stessa va per l'onde,
non c'è male, in verità.

AMORE
Siete in gabbia, poverini;
state ancor un poco là!

(Si fermano estatici sulla sponda del lago)

ENDIMIONE, SILVIO, DORISTO
Dal timore, dal stupore,
come un sasso io resto qua.

AMORE
Siete in gabbia, poverini,
ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!

Scena Quinta

(Britomarte, Clizia, Cloe non vedendo gli altri)

BRITOMARTE
(tutto sottovoce)
Il garzon che Diana
in arbor trasformò mi parve degno
del guardo d'una ninfa.

CLIZIA
Egli ha di fatto
una fisonomia da galantuomo.
Cerchiam un po'di convertirlo in uomo.

ENDIMIONE
(aparte)
Tre ninfe!

DORISTO
State cheti.

CLOE
E se la Dea venisse,
misere noi!

BRITOMARTE
La Dea sta nel bagno.

CLIZIA
Sorelle, non vedete?

CLOE
Che c'è?

BRITOMARTE
Tre giovinotti.

CLIZIA
Diamine!
Come son qui venuti?
Ah, li avrà fatti per provarci
la Dea condur tra noi!
Partiam per carità!

BRITOMARTE
Eccoti colla tua timidità!
Corbezzoli, che musi!
Perdonate, castissima Diana,
in campi, in selve,
non si trovano mai sì belle belve.
Bei giovani, accostatevi; chi siete?
Come veniste qui?
Cosa chiedete?

DORISTO
(ai pastori che si accostano)
Andiamo via.

CLIZIA
Sorella, non è quegli
il custode dell'arbore?

CLOE
Doristo!
Chi lo fe'tornar uom?

BRITOMARTE
Venite avanti.
Da bravi! Ancora un poco.

CLIZIA
Ma sai che in questo loco
uom entrare non può.

SILVIO
(alle ninfe)
Cosa chiedete?

BRITOMARTE
Non ci perdiamo in ciarle: siete voi
amici delle femmine?

DORISTO
Amicissimi.

BRITOMARTE
Or ben, con noi venite!
Tre noi, tre voi,
non può andar meglio.
Andiamo; fin che la Dea si lava
noi faremo all'amore.

DORISTO
È molto onesta
questa proposizione.

CLIZIA
Ah, cosa dici,
pazzerella che sei! Come celarli
agli occhi di Diana?

BRITOMARTE
In qualche speco,
in qualche angol del tempio; ad una donna
non mancano mai lochi
da nasconder l'amante.

CLOE
E se li scopre,
cosa sarà di noi?
Come arrischiarci di passar
sotto l'arbore? Non sai
cosa giuraste voi, cosa io giurai?

BRITOMARTE
So tutto, ma piuttosto
di seguitar a vivere così,
vo'morir accoppata in questo dì!
Di Cintia seguace
mi fe'la fortuna,
ma poco mi piace
di Cintia l'umor.
Son tenera e fresca,
ho spirito e brio,
provar voglio anch'io di fare all'amor.
Un giovane bello
mi sta nel cervello,
che dicami «io t'amo»,
che facciami onor.
De'tre che qui veggio,
un sceglier ne deggio;
son ninfa primaria, ho dritto su lor.
A te, bel brunetto, darò il fazzoletto;
v'è ognor più costanza
nel bruno color.
Voi fate com'io,
mie care sorelle;
si rischi la pelle
ma giubili il cor.

(Prende sotto il braccio Silvio, e va per partire)

Scena Sesta

(I suddetti nello speco. Amore, che continua mascherato di pastorella, e poi Diana; Amore dalla porta senza esser veduto)

AMORE
Ragazze, vien la Dea!

CLIZIA, CLOE
Cieli! Siam morte.

BRITOMARTE
Non perdiamo coraggio;
in questo speco voi altri entrate,

(alle donne)

e voi venite meco.

Scena Settima

DIANA
Fanciulla, eccoci sole; or dì: chi sei,
e che chiedi da me?

AMORE
Cintia, d'Amore
grand'amica son io,
e del terribil dio
messaggera a te vengo.
Qual più ti giova e piace,
io ti reco; tu scegli: o guerra o pace.

DIANA
Spiegati. E che pretende
il tuo nume da me?

AMORE
Che questo giorno
al suo giogo soggiaccia;
che quell'arbore atterri, e spezzi l'arco
vergognoso al suo nome; che alle ninfe
la libertà tu renda, e segua, invece
di cavrioli e damme,
giovani accesi d'amorose fiamme.

DIANA
Ben pentir ti farei, misera ninfa,
di sì stolido ardir, s'io non avessi
riguardo agli anni tuoi, riguardo al sesso.
Va, torna al tuo signor, digli che pace
da lui non chiedo, e non pavento guerra.
Il mare, il ciel, la terra
segua a infestar, ma guardi
e rispetti da lunge
questo che il fato e mia virtù concede
ad onestà, ad innocenza asilo e sede.

AMORE
Mi fareste pur ridere
con codeste tue favole! Ma senti,
oh bellissima Cintia, tu mi piaci,
anzi mi piaci tanto che potrei,
se femmina non fossi,
fare teco all'amor. Indi ti passo
questa fierezza tua,quest'aria alquanto
minacciosa e severa;
ma sincera non sei.

DIANA
Non son sincera?

AMORE
No.

DIANA
Come osi parlar con una dea?

AMORE
Eh, lasciam l'etichette; sono anch'io
una specie di dea, onde possiamo
parlar con libertà. Perchè ti vanti
tu nemica d'Amor?

DIANA
Perche conosco
la sua natura perfida e maligna;
perche dov'egli alligna,
come fera divora e come ferro
punge e trapassa,
e come foco strugge.
Ei si pasce di sangue,
ei si appaga di pianto.
Crudo più dell'inferno,
aspro più della morte,
nemico di pietade, ministro di furore,
è finalmente Amor privo d'amore.

AMORE
Qui appunto io ti voleva!
Or, come sai ch'è tale Amor
se non amasti mai?

DIANA
Come? Sentisti un solo
infra l'immensa turba degli amanti
che non parli in tal guisa?

AMORE
E credi tu, fra questa turba immensa,
che un sol parli d'amor
com'egli pensa?
Si dice qua e là:
«Amore è un bricconcello
che intorbida il cervello,
che sospirar ci fa».
Nessun lo crede già!
Amor è buono e bello,
Amor è solo quello che dà felicità.

DIANA
Troppo t'ho già sofferto,
e già cominci ad essermi
importuna. Vattene!

AMORE
Eh via! T'accheta, io già so tutto.

DIANA
E cosa sai? Favella.

AMORE
So che queste tue vergine pudiche
son amiche d'Amor più che tu pensi,
ch'hanno i lor cinque sensi,
e che usi in vano…

DIANA
Chiudi il labbro profano,
miserabil che sei.
Non sai tu i riti?
Le promesse non sai?

AMORE
Eh, le promesse in simili materie
non son che cerimonie.
Credi forse sciocche le tue ragazze?
Esse ben sanno
che più antichi dei riti di Diana
sono i riti d'Amore.
Sanno i dritti del core, e san che mai
non fosti e non sarai
di Cupido nemica, ma che un genio
di singolarizzarti…

DIANA
Audace!

AMORE
Ehi! Guarda un po'pria di sdegnarti.

(Amore tocca col dardo lo speco, che cade a terra, ed appariscono i tre giovani)

Scena Ottava

(Diana, Amore, Doristo, Endimione, Silvio)

DIANA
Che sorpresa è questa mai?
Chi m'inganna, eterni Dei?
Chi son quelli? Chi è colei?
Per chi degg'io sospettar?

ENDIMIONE, SILVIO, DORISTO
Infelice, in qual periglio
mi ritrovo in questo istante!
A quei detti, a quel sembiante
sento l'anima gelar.

DIANA
(a parte)
Crederò che qualche ninfa…

AMORE
(a parte)
Certo, ninfa, e bella assai…

DIANA
(a parte)
… a dispetto del mio nume…

AMORE
(a parte)
… e che nume lo vedrai;…

DIANA
(a parte)
… abbia cor per oltraggiarmi,
abbia cor, oh dei, d'amar.

AMORE
(a parte)
… avrò cor per vendicarmi,
bella dea, di farti amar.
Stanno in pena i meschinelli,
ma si può per un momento
tollerar un gran tormento
se in piacer si dee cangiar.

DIANA
Perfidi! In questa guisa i dritti miei
vilipender s'ardisce? In questa guisa
temerario mortale osa insultarmi
nel mio stesso soggiorno? Ah! Non son io
quella che al suon della temuta voce
sulla tartarea foce
trovò le furie al mio servigio preste,
che reggo le tempeste,
che do l'ordine a i venti,
e su triplice soglio, a me concesso,
vanto un poter commun
con Giove istesso?
Sento che dea son io,
sento che ho regno e soglio,
e dall'usato orgoglio
mi sento rinfiammar.
E se promette calma
il placido sembiante,
ho i fulmini nell'alma,
fo terra e ciel tremar.

(Diana parte e serra l'uscio)

Scena Nona

AMORE
Via, non tremate!

DORISTO
Certo questa stramba,
contro il sistema delle nostre donne,
ha muso da tener la sua parola.

AMORE
Che dite voi?

SILVIO
Che dobbiam dir?

AMORE
Udite: vi piace?

SILVIO
Chi?

ENDIMIONE
Chi?

DORISTO
Chi?

AMORE
Cintia.

DORISTO
Se strega non fosse…

ENDIMIONE
… a me potria certo piacer.

SILVIO
E a chi non piaceria?
Qual piacer prova il cor
nel veder tal beltà;
il guardar spira amor,
il parlar gioia dà.
Ah, perche nel bel sen
mai non vien la pietà?

AMORE
(a Silvio ed Endimione)
Or bene, chi di voi
vorrebbe innamorarla?

DORISTO
Son qua io.

AMORE
Tu taci là.

DORISTO
Perchè? N'ho innamorate tante…

AMORE
Taci, ti dico! A voi.

(Cava dal manco lato un fascio di strali)

SILVIO, ENDIMIONE
Che dobbiam far?

AMORE
Cavate.

(Cavano un dardo)

ENDIMIONE
E poi?

SILVIO
E poi?

AMORE
Ite, e il primo di voi che avrà la sorte
d'incontrarsi con lei,
furtivamente in lei scocchi il suo dardo,
e sarà solo corrisposto in amor.

ENDIMIONE
Io corro!

SILVIO
Io volo!
Chiuso è l'uscio.

AMORE
Aspettate.

(Tocca col dardo la porta e si spalanca subito)

ENDIMIONE
Eccolo aperto.

DORISTO
Costei può tutto!

AMORE
Il mio trionfo è certo.

(Partono)

Scena Decima

(Amore e Doristo)

DORISTO
Addio, vado con lor.

AMORE
La non si incomodi.

(La porta gli si chiude in faccia)

DORISTO
Come?
Lasciami andar; voglio ancor io
con Diana provarmi.
Non son forse uomo capace
di cacciar un dardo
nel cor d'una ragazza?

AMORE
Capacissimo.

DORISTO
Perchè dunque dovrò, mentre essi godono,
star qui senza far nulla?

AMORE
Perche devi esser mio.

DORISTO
Tuo?

AMORE
Certo, mio.
Non son bella abbastanza?

DORISTO
Lasciami un po'squadrarti.

AMORE
Cosa c'è?

DORISTO
Mi pare di conoscerti; mi pare
che un ragazzo tu sia. Ridi?

AMORE
Sì, rido.
Ti pare che un ragazzo
abbia un occhio sì scaltro,
una mano sì morbida,
una pelle sì fina, un piè sì bello?
E ben ver ch'ho un fratello
che mi somiglia affatto…

DORISTO
Il nome?

AMORE
Amore.

DORISTO
Vè, vè! Sappi, mio core,
che Amore è amico mio; sappi che insieme
abbiam molti negozi…
ah, ci avrei gusto
di far tal parentela:
Amor cognato mio, suocera Venere!
Cosa non può sperar l'umano genere?
Sposiamci!

AMORE
Volontier.

DORISTO
Quando?

AMORE
Stasera.

DORISTO
Perchè sì tardi?

AMORE
Perche so che pria
di qui non dei sortire;
perche deggio finire
certe faccende con Diana.

DORISTO
E poi, ritornerai?

AMORE
Ritornerò.

DORISTO
La mano.

AMORE
Prendi.

DORISTO
E nient'altro?

AMORE
Che vorresti, il core?

DORISTO
Ah, si vede che sei razza d'Amore.

(Bacia la mano replicate volte ad Amore)

AMORE
Occhietto furbetto,
che cosa m'hai detto
baciandomi qui?

DORISTO
Se furba tu sei,
capire lo dei.

AMORE
Capisco, sì, sì.

DORISTO
Ebben, che diss'io?

AMORE
Che sei l'idol mio.

DORISTO
E poi?

AMORE
Che vorresti…

DORISTO
E poi?

AMORE
Che faresti…

DORISTO, AMORE
Ah, taci, mio bene,
ah, basta così.

DORISTO
La mano gradita
anch'io ti vo dar.

AMORE
Fa presto, mia vita,
che anch' io vo baciar.

DORISTO
Ah, come tu tremi!

AMORE
Cor mio, di che temi?

DORISTO
Che caldo, che caldo!

AMORE
Stà saldo, stà saldo,
e lasciami far.

(Parte)

DORISTO
S'io non avessi visto
tutto cogli occhi miei,
certo nol crederei; stiamo a vedere
come finisce. Appunto mi sovviene
ch'oggi ancor non mangiai; pur non ho fame.
Capisco: in questo loco avran per buona
dei poeti l'usanza;
berran rugiada e mangeran speranza.
Ma già che far si deve economia di denti,
si faccia anco di gambe.
Voglio vedere un poco
la virtù dell'anello in questo loco.

CORO DI GENI
(dall'arbore)
Oh, saggio giovinetto,
che sull'april degli anni
fuggi i fallaci inganni
del mondo traditor,
godi di quegli onori
che agli innocenti cori
destina la regina,
la dea che fugge Amor.

DORISTO
Che canto è questo mai?
Che luce, che armonia!
Io credo in fede mia
che matti sian costor.

CORO DI GENI
A te di gigl'intatti
corona si prepara,
di mille geni il coro
tributa omaggi a te.

DORISTO
L'ho detto che son matti,
son matti per mia fe.
Numi, che cose belle!
Io non la cedo a un re.

Scena Undicesima

(I suddetti, Diana, Britomarte, Clizia, Cloe ed altre ninfe con arco in mano)

DIANA
Presto, presto, non tardate,
secondate i voti miei!
Vo'veder gli audaci rei,
cader morti a questo piè.

NINFE
Gran ministre siamo noi
di terror e di vendetta;
secondiamo i voti suoi:
cadan morti tutti tre!

DORISTO
Questa è un'altra bagatella,
qualche diavolo qui c'è.

DIANA
Dove sono?

NINFE
È là Doristo.

DIANA
Presto, il dardo sulla cocca;
chi più dritto in lui lo scocca
bella avrà di me mercè.

DORISTO
Ah, Signora, perdonate,
non ho fatto alcun misfatto.

DIANA
Trucidate, trucidate,
ascoltarlo non si de'!

NINFE
Trucidiamo, trucidiamo,
ascoltarlo non si de'.

DORISTO
Quante punte, quante, quante!
Un crivel faran di me.

Scena Dodicesima

(I suddetti. Amore che si mette davanti Doristo, con uno scudo di rose)

AMORE
(quasi burlandosi)
Via brave vibrate,
arciere vezzose;
lo scudo è di rose,
è facil ferir.

DIANA
Che veggio, che sento?
Che strano ardimento!
Vibrate, vibrate,
è facil ferir!

NINFE
Di gelo ho la mano,
vo'movermi in vano,
non so cosa credere,
non so cosa dir.

(Le ninfe restano col braccio sospeso immobili)

DORISTO
A tempo giungesti,
mia speme gradita,
mi rende la vita
sì nobile ardir.

AMORE
Indarno s'offende
chi Amore difende;
ei cangia in contenti
tormenti e sospir.

DIANA
Andate, codarde,
se forza vi manca
vediam se più franca
io son nel colpir.

(Vuol ferire ella stessa Doristo)

Scena Tredicesima

(I suddetti e Silvio, che esce in punto di trattenere il braccio a Diana)

SILVIO
Ferma, ferma, e pria fa meco
prova, oh Dea, del tuo valor!

(Prende il braccio)

DIANA
(con sdegno)
Un di quei che dello speco
dianzi uscì per mio rossor.

SILVIO
Che beltà, che brio, che volto!

AMORE
Via, ferisci!

SILVIO
Non ho cor.

DIANA
Dal ardor ch'hò in petto accolto
quasi son di senno fuor.

SILVIO
Dal furor ch'hò in petto accolto
quasi son di senno fuor.

NINFE, DORISTO
Che scompiglio, che disordine!
Per me palpito, e per lor.

Scena Quattordicesima

(I suddetti, Endimione che vibra, appena uscito, lo strale nel core di Diana)

ENDIMIONE
Non si perda il bel momento;
reggi il colpo, o Dio d'amor.

TUTTI SALVO AMORE
Oh, Dio, mancar mi sento
d'affanno e di tormento
oh Dio, che tanto amaro
forse il morir non è.

AMORE
Vedrai per tuo conforto,
ch'ora ti lagni a torto;
vedrai che tanto amaro
forse l'amor non è.
Ah, non dicesti il vero,
crudel, quando dicesti
che mai non sentiresti
d'amor il foco in te.

TUTTI SALVO AMORE
Ah, cosa prova mai
questo agitato core;
non so s'è sdegno, o amore,
o come nasce in me.

DIANA
Ah, chi mostra a me l'audace
ch'osa un ferro in me vibrar?

(a Doristo che fugge)

Sei tu, iniquo?

DORISTO
Non son io.

DIANA
(a Silvio)
Sei tu quello?

SILVIO
Nemmen io.

DIANA
Ah, il ribaldo!

ENDIMIONE
Qua se n'viene.

AMORE
Ci son io, non palpitar.

DIANA
Dalla smania, dalla rabbia
perdo il fiato e le parole,
mi si gonfiano le labbia
e mi sento, oh Dio, mancar.
Temerari, indegni, barbari!
Tutti omai di qua toglietevi!
Terra e ciel saprò sconvolgere,
ma mi voglio vendicar.

LE TRE NINFE E I TRE UOMINI
Quella voce, quel sembiante
m'empie l'alma di terrore,
mille smanie ell'ha nel core,
e mi fa raccapricciar.
Ah, trovassi almen un loco
da celarmi pochi istanti,
o siam morti tutti quanti
non c'è più a dubitar.

AMORE
Quella voce, quel sembiante
empie ogni alma di terrore,
mille smanie ell'ha nel core,
e li fa raccapricciar.
Ma non lascio questo loco
se non sono tutti amanti;
vo'i miei torti tutti quanti
in un giorno vendicar.
最終更新:2026年02月11日 14:44