ATTO SECONDO
SCENA I
Si muta la scena nella villa di Seneca.
Seneca, Mercurio.
Mercurio in terra mandato da Pallade annunzia a Seneca dover egli certo morire in quel giorno, il quale senza punto smarirsi degl'orrori della morte, rende grazie al Cielo, e Mercurio dopo fatta l'ambasciata se ne vola al Cielo.
SENECA
Solitudine amata,
Eremo della mente,
Romitaggio a' pensieri,
Delizie all'inteletto
Che discorre e contempla
L'immagini celesti
Sotto le forme ignobili, terrene,
A te l'anima mia lieta sen viene,
E lunge dalla corte,
Ch'insolente e superba
Fa della mia pazienza anatomia
Qui tra le frondi, e l'herbe,
M'assido in grembo della pace mia.
MERCURIO
Vero amico del Cielo
Appunto in questa solitaria chiostra
Visitarti io volevo.
SENECA
E quando, e quando mai
Le visite divine io meritai ?
MERCURIO
La sovrana virtù di cui sei pieno
Deifica i mortali,
E perciò son da te ben meritate
Le celesti ambasciate.
Pallade a te mi manda,
E t'annunzia vicina l'ultim'ora
Di questa frale vita,
E'l passaggio all'eterna ed infinita.
SENECA
Oh me felice, adunque
S'ho vivuto sinora
Degl'uomini la vita,
Vivrò dopo la morte
La vita degli dei.
Nume cortese, tu'l morir m'annunzi ?
Or confermo i miei scritti,
Autentico i miei studi;
L'uscir di vita è una beata sorte,
Se da bocca divina esce la morte.
MERCURIO
Lieto dunque t'accingi
Al celeste viaggio,
Al sublime passaggio,
T'insegnerò la strada,
Che ne conduce allo Stellato Polo;
Seneca or colà sù io drizzo il volo.
SCENA II
Seneca, Liberto.
Seneca riceve da Liberto, Capitano della Guardia di Nerone, l'annunzio di morte d'ordine di Nerone; Seneca costante si prepara all'uscir di vita.
LIBERTO
Il comando tiranno
Esclude ogni ragione,
E tratta solo o violenza, o morte.
Io devo riferirlo, e non dimeno
Relator innocente
Mi par d'esser partecipe del male,
Ch'a riferire io vado.
Seneca, assai m'incresce di trovarti
Mentre pur ti ricerco.
Deh, non mi riguardar con occhio torvo
Se a te sarò d'infausto annunzio il corvo.
SENECA
Amico, è già gran tempo,
Ch'io porto il seno armato
Contro i colpi del Fato.
La notizia del secolo in cui vivo,
Forestiera non giunge alla mia mente;
Se m'arrechi la morte,
Non mi chieder perdono:
Rido, mentre mi porti un sì bel dono.
LIBERTO
Nerone...
SENECA
Non più, non più...
LIBERTO
... a te mi manda
SENECA
Non più, t'ho inteso, e ubbidisco or ora.
LIBERTO
E come intendi me pria ch'io m'esprima ?
SENECA
La forma del tuo dir e la persona
Ch'a me ti manda, son due contrassegni
Minacciosi e crudeli
Del mio fatal destino;
Già, già son indovino.
Nerone a me t'invia
A imponermi la morte,
Ed io sol tanto tempo
Frappongo ad ubbidirlo
Quanto bast'a formar ringraziamenti
Alla sua cortesia, che mentre vede
Dimenticato il Ciel de' casi miei,
Gli vuol far sovvenir ch'io vivo ancora,
Per liberar e l'aria e la natura
Dal pagar l'ingustissima angheria
De' fiati e i giorni alla vecchia mia.
Ma di mia vita il fine
Non sazierà Nerone;
L'alimento d'un vizio all'altro è fame,
Il varco ad un eccesso a mille è strada,
Ed è lassù prefisso,
Che cento abissi chiami un sol abisso
LIBERTO
Signor, indovinasti;
Mori, e mori felice,
Che come vanno i giorni
All'impronto del sole
A marcarsi di luce,
Così alle tue scritture
Verran per prender luce i scritti altrui.
I nostri imperatori
Diventan dopo morte eterni numi,
E trionfante Roma,
Quando un prencipe perde, acquista un dio.
Ma tu morendo, o Seneca felice,
Avrai la deitade.
Non l'avrà mai Nerone,
Che non s' ammette in Ciel, nume fellone.
Mori, mori felice.
SENECA
Vanne, vattene omai,
E se parli a Nerone avanti sera,
Ch'io son morto, e sepolto gli dirai.
SCENA III
Seneca, Famigliari.
Seneca consola i suoi famigliari, quali lo dissuadono a morire, e ordina a quelli di prepararli il bagno per ricever la morte.
SENECA
Amici è giunta l'ora
Di praticare in fatti
Quella virtù, che tanto celebrai.
Breve angoscia è la morte;
Un sospir peregrino esce dal core,
Ov'è stato molt'anni,
Quasi in ospizio, come forastiero,
E se ne vola all'Olimpo,
Della felicità soggiorno vero.
FAMIGLIARI
Non morir, Seneca, no.
Io per me morir non vo'.
RITORNELLO
I°: Questa vita è dolce troppo,
II°: Questo ciel troppo è sereno,
III°: Ogni amar, ogni veleno
I TRE
Finalmente è lieve intoppo.
RITORNELLO
I°: Se mi corco al sonno lieve,
II°: Mi risveglio in sul mattino,
III°: Ma un avel di marmo fino,
I TRE
Mai no dà quel che riceve.
Io per me morir non vo'.
Non morir, Seneca.
RITORNELLO
SENECA
Supprimete i singulti,
Rimandate quei pianti
Dai canali degl'occhi
Alle fonti dell'anime, o miei cari.
Vada quell'acqua omai
A lavarvi dai cori
Dell'incostanza vil le macchie indegne.
Altr'esequie ricerca,
Ch'un gemito dolente
Seneca moriente.
Itene tutti, a prepararmi il bagno,
Che se la vita corre
Come il rivo fluente,
In un tepido rivo
Questo sangue innocente io vo' che vada
A imporporarmi del morir la strada.
SCENA IV
Seneca, Coro di Virtù
CHORO di Virtù
Lieto, e ridente
Al fin t'affretta,
Che il ciel t'aspetta.
SENECA
Breve coltello,
Ferro minuto
Sarà la chiave
Che m'aprirà
Le vene in terra,
E in Ciel le porte dell'eternità.
CHORO
Lieto, e ridente...ecc.
SENECA
A Dio grandezze,
Pompe di vetro
Glorie di polve
Larve d' error
Che in un momento
Affascinate, assassinate il cor.
CHORO
Lieto, e ridente...ecc.
SENECA
Già, già dispiego il volo
Da questa mia decrepita mortale
E verso il choro vostro,
Adorate virtudi, inalzo l' ale.
Scena IV
Si muta la scena nella città di Roma.
Valletto, Damigella.
Valletto, paggio, e Damigella dell'imperatrice scherzano amorosamente insieme.
VALLETTO
Sento un certo non so che,
Che mi pizzica, e diletta,
Dimmi tu che cosa egli è,
Damigella amorosetta.
Ti farei, ti direi,
Ma non so quel ch'io vorrei.
RITORNELLO
Se sto teco il cor mi batte,
Se tu parti, io sto melenso,
Al tuo sen di vivo latte,
Sempre aspiro e sempre penso.
Ti farei, ti direi,
Ma non so quel ch'io vorrei.
RITORNELLO
DAMIGELLA
Astutello, garzoncello,
Bamboleggia amor in te.
Se divieni amante, affè,
Perderai tosto il cervello.
Ma sete amor, e tu due malandrini.
VALLETTO
Dunque Amor così comincia ?
È una cosa molto dolce ?
Io darei per godere il tuo diletto
I cireggi, le pera, ed il confetto.
Ma se amaro divenisse
Questo miel, che sì mi piace,
L'addolciresti tu ?
Dimmelo vita mia, dimmelo, di' ?
DAMIGELLA
L'addolcirei, sì, sì.
DAMIGELLA e VALLETTO
O caro, godiamo! / O cara, cantiamo!
Godiamo, cantiamo,
Andiamo a godere.
Allunga il morire
Chi tarda il piacere.
Godiamo, cantiamo,
Andiamo a godere.
O caro, godiamo! / O cara, cantiamo!
VALLETTO
Dunque Amor così commincia ?
È una cosa molto dolce ?
Io darei per goder il tuo diletto
I cireggi, le pere, ed il confetto.
Ma se amaro divenisse
Questo miel che sì mi piace, l'addolciresti tu ?
Dimmelo vita mia, dimmelo di'!
DAMIGELLA
S'a te piace così
L' addolcirei, sì, sì.
VALLETTO
Ma come, come poi faresti ?
DAMIGELLA
Che, che, dunque non lo sai ?
VALLETTO
Nol so, cara, nol so.
Dimmi, come si fa;
Fa ch'io lo sappia espresso,
Perché se la superbia si ponesse
Sul grave del sussiego
Io sappia raddolcirmi da me stesso.
Mi par che per adesso,
Se mi dirai, che m'ami,
Io mi contentarò.
Dimmelo, dimmelo dunque, o cara, cara
E se vivo mi vuoi, non dir di no.
DAMIGELLA
T'amo caro, caro Valletto,
E nel mezzo del cor sempre t'avrò.
VALLETTO
E se vivo mi vuoi, non dir di no.
Non vorrei, speme mia, starti nel core,
Vorrei starti più in su.
Non so, se mia voglia o saggia, o sciocca,
Io vorrei, che'l mio cor facesse nido
Nelle fossette belle, e delicate,
Che stan poco discoste, alla tua bocca.
DAMIGELLA
Se ti mordessi poi ?
DAMIGELLA
Ti lagneresti in pianti tutt'un dì.
VALLETTO
Mordimi quanto sai, mordimi sì.
Main mai non mi lagnarò;
Morditure sì dolci
Vorrei, goderle sempre,
Purché baciat'io sia da tuoi rubini
Mi mordan pur le perle.
Mordimi quanto sai, mordimi sì.
SCENA V
Nerone, Lucano.
Nerone intesa la morte di Seneca,
canta amorosamente con Lucano poeta suo famigliare deliriando nell'amor di Poppea.
NERONE
Or che Seneca è morto,
Cantiam, cantiam Lucano,
Amorose canzoni
In lode d'un bel viso,
Che di sua mano Amor nel cor, m'ha inciso.
LUCANO
Cantiam, Signore, cantiamo,
NERONE e LUCANO
Di quel viso ridente,
Che spira glorie, ed influisce amori; cantiam
Di quel viso beato,
LUCANO
In cui l'idea d'Amor se stessa pose,
NERONE e LUCANO
E seppe su le nevi
Con nova meraviglia,
Animar, incantar la granatiglia.
Cantiam, di quella bocca
A cui l'India e l'Arabia
Le perle consacrò, donò gli odori.
LUCANO
Bocca, che se ragiona o ride,
Con invisibil arme punge, e all'alma
Donna felicità mentre l'uccide.
Bocca, che se mi porge
Lasciveggiando il tenero rubino
M'inebria il cor di nettare divino.
NERONE
Bocca, ahi, destino !
LUCANO
Tu vai, signor, tu vai
Nell'estasi d'amor deliciando,
E ti piovon dagl'occhi
Stille di tenerezza,
Lacrime di dolcezza.
NERONE
Idolo mio,
Celebrarti io vorrei,
Ma son minute fiaccole, e cadenti,
Dirimpetto al tuo sole i detti miei.
RITORNELLO
Son rubin preziosi
I tuoi labri amorosi,
Il mio core costante
È di saldo diamante,
Così le tue bellezze, ed il mio core
Di care gemme ha fabbricato Amore.
RITORNELLO
LUCANO
O felice Poppea
Signor nelle tue lodi.
O felice Nerone
In grembo di Poppea.
LUCANO e NERONE
Di Neron, di Poppea
cantiamo i vanti.
NERONE
Apra le cataratte il ciel d'amore.
LUCANO
E diluvi, ed inondi a tutte l'ore
NERONE e LUCANO
Felicità sovra gli amati amanti.
RITORNELLO
NERONE
Son rose senza spine
Le guance tue divine,
Gigli, e ligustri eccede
Il candor di mia fede,
Cosi tra' l tuo bel viso, ed il mio core
La primavera sua divide Amore.
Ond'io lieto men vivo or tra gli amanti.
TIGELLINO
O felice Poppea
Signor nelle tue lodi.
PETRONIO
O felice Nerone
In grembo di Poppea.
TIGELLINO e PETRONIO
Di Neron, di Poppea
cantiamo i vanti.
LUCANO
Apra le cataratte il ciel d'amore.
PETRONIO e TIGELLINO
E diluvi, ed inondi a tutte l'ore
TUTTI
Felicità sovra gli amati amanti.
RITORNELLO
NERONE
Son rose senza spine
Le tue guancie divine,
Gigli, e ligustri eccede
Il candor di mia fede,
Cosi tra' l tuo bel viso, ed il mio core
La primavera sua divide Amore.
SCENA VII
Nerone, Poppea.
NERONE
Ò come, ò come a tempo,
Bella adorata mia, mi sopragiungi.
Io stavo contemplando
Col pensier il tuo volto,
Hor con occhi idolatri io lo vagheggio;
Occhi cari, Occhi dolci,
Al cui negro amoroso
Cede la luce del più caro dì,
Da voi lo strale uscì,
Che mi piagò soavemente il core,
Per voi vive Nerone, e per voi more.
POPPEA
Et io non trovo giorno,
Dove tu non risplendi,
E non vuole il cor mio,
Ch' alcun aria da me sia respirata,
Se non è dal tuo viso illuminata,
Viso che circondato
Di maestà amorosa,
Passando per quest' occhi al cor m' entrò,
Ond' io per sempre havrò,
Del tuo divin sembiante, ò mio Signore,
Un ritratto negl' occhi, et un nel core.
NERONE
Deh perche non son' io
Sottile, e respirabile elemento,
Per entrar mia diletta
In quella bocca amata,
Che passerei per uscio di rubino
A' baciar di nascosto un cor divino.
POPPEA
Deh perche non son' io
L' ombra del tuo bel corpo, ò mio Signore,
Per assisterti sempre
In compagnia d' amore,
Deh faccia il Ciel, per consolar mio duolo
Di te, di me, Signor, un corpo solo.
NERONE e POPPEA
Partiam partiamo,
Ben tosto si unirà.
Nè più si scioglierà la destra, e' l core;
Tu di là,
Io di quà.
Ahi che di pianto hormai le luci hò piene,
Ma ben presto verran l' hore serene.
SCENA VI (1a versione)
Ottavia sola.
OTTAVIA
Eccomi quasi priva
Dell' Impero e'l consorte,
Ma, lassa me, non priva
Del ripudio, e di morte.
Martiri, o m' uccidete,
O speranze alla fin non m'affliggete.
Neron, Nerone mio
Chi mi ti toglie, oh dio,
Come, come ti perdo, ohimè,
Cade l'affetto tuo, mancò la fé.
Poppea crudel,
Poppea, cruda Poppea,
Se lo stato mi togli,
Se de' miei regni, e d'ogni ben mi spogli
Non me ne curo, no, no, prendil'in pace,
Ch'io cedendoli a te, credi, che sono
Fuor d'ogni strazio rio, priva di lutto,
Nulla pretendo, e ti concedo il tutto.
Ma non mi negar, no,
Il mio sposo gradito,
Rendimi, rendimi il mio marito.
Lasciami questo sol, soffri a ragione,
Se mi togli l'imper, dammi Nerone.
Speranze, e che chiedete,
Se disperata son, no, non m'affliggete.
Disumanato cor, barbaro seno;
Neron, Poppea tiranni,
Cagioni de' miei danni,
Farò che'l ferro giunghi
A recider lo stame
D'un affetto impudico, un petto infame,
Così, così fia, che riposi, e non deliri,
Che vendicata offesa
A chi d'oprarla o di trattarla è vaga,
Disacerba la piaga,
Mitiga il duol, e fuor d'ingiuria ascosa,
Rende la cicatrice piu gloriosa:
Ma, ma che parlo ? che parlo ? che tento ?
Uccidemi tormento;
Laceratemi o pene;
Straziatemi martiri;
Soffocatemi voi, caldi sospiri.
Memorie, memorie, e che volete ?
O lasciate i pensieri o m'uccidete.
SCENA VI (2a versione)
Ottone.
Ottone s'adira contro a se medesimo delli pensieri avuti di voler offendere Poppea nel disperato affetto della quale si contenta viver soggetto.
OTTONE
I miei subiti sdegni,
La politica mia già poco d'ora
M'indussero a pensare
D'uccidere Poppea ?
Oh mente maledetta,
Perché se' tu immortale, ond'io non posso
Svenarti, e castigarti ?
Pensai, parlai d'ucciderti, mio bene ?
Il mio genio perverso,
Rinnegati gl'affetti,
Ch'un tempo mi donasti,
Piegò, cadè, proruppe
In un pensier sì detestando, e reo ?
Cambiatemi quest'anima deforme,
Datemi un'altro spirito meno impuro
Per pietà vostra, o dei !
Rifiuto un inteletto,
Che discorre impietadi
Che pensò sanguinario, ed infernale
D'offendere il mio bene, e di svenarlo.
Isvieni, tramortisci,
Scellerata memoria, in ricordarlo.
RITORNELLO
Sprezzami quanto sai,
Odiami quanto vuoi,
Voglio esser Clizia al sol de' lumi tuoi.
RITORNELLO
Amerò senza speme
Al dispetto del Fato,
Fia mia delizia amarti disperato.
RITORNELLO
Blandirò i mie tormenti,
Nati dal tuo bel viso,
Sarò dannato, sì, ma in paradiso.
RITORNELLO
SCENA VII
Ottavia, Ottone.
Ottavia imperatrice comanda ad Ottone, che uccida Poppea sotto pena della sua indignazione, e che per sua salvezza si ponga in abito femminile, Ottone tutto si contrista e parte confuso.
OTTAVIA
Tu che dagli avi miei
Avesti le grandezze,
Se memoria conservi
De' benefici avuti, or dammi aita.
OTTONE
Maestade, che prega
È destin che necessita: son pronto
Ad ubbidirti, o regina,
Quando anco bisognasse
Sacrificare a te la mia ruina.
OTTAVIA
Voglio che la tua spada
Scriva gl'obblighi miei
Col sangue di Poppea; vuo' che l'uccida.
OTTONE
Che uccida chi ?
Chi ?
OTTAVIA
Poppea.
OTTONE
Che uccida, che uccida chi ?
OTTAVIA
Poppea.
OTTONE
Poppea ? Poppea ?
Che uccida Poppea ?
OTTAVIA
Poppea, Poppea, perché ?
Dunque ricusi
Quel che già promettesti ?
OTTONE
Io ciò promisi ?
Urbanità di complimento umile,
Modestia di parole costumate,
A che pena mortal mi condannate !
OTTAVIA
Che discorri fra te ?
OTTONE
Discorro il modo
Più cauto, e più sicuro
D'una impresa sì grande.
O Ciel, o dei,
In questo punto orrendo
Ritoglietemi i giorni, e i spirti miei.
OTTAVIA
Che mormori ?
OTTONE
Fo voti alla Fortuna,
Che mi doni attitudine a servirti.
OTTAVIA
E perché l'opra tua
Quanto più presta fia tanto più cara,
Precipita gl'indugi.
OTTONE
Sì tosto ho da morir ?
OTTAVIA
Ma che frequenti
Soliloqui son questi ?
Ti protesta
L'imperial mio sdegno,
Che se non vai veloce al maggior segno,
Pagherai la pigrizia con la testa.
OTTONE
Se Neron lo saprà ?
OTTAVIA
Cangia vestiti.
Abito muliebre ti ricopra,
E con frode opportuna
Sagace esecutor t'accingi all'opra.
OTTONE
Dammi tempo, dammi tempo, ond'io possa
Inferocir i sentimenti miei,
Disumanare il core...
OTTAVIA
Precipita gl'indugi.
OTTONE
Dammi tempo, dammi tempo, ond'io possa
Imbarbarir la mano;
Assuefar non posso in un momento
Il genio innamorato
Nell'arti del carnefice spietato.
OTTAVIA
Se tu non m'ubbidisci,
T'accuserò a Nerone,
Ch'abbi voluto usarmi
Violenze inoneste,
E farò sì, che ti si stancheranno intorno
Il tormento, e la morte in questo giorno.
OTTONE
Ad ubbedirti, imperatrice, io vado.
O Ciel,
O dei,
In questo punto orrendo
Ritoglietemi i giorni e i spirti miei.
OTTAVIA
Vattene, vattene pure; la vendetta è un cibo,
Che col sangue inimico si condisce.
Della spenta Poppea su'l monumento
Quasi a felice mensa
Prenderò così nobile alimento.
Mora, mora la rea,
Mora, mora Poppea,
Già, già la punta del coltel la svena
Scellerata, scellerata Poppea
Verrà teco in sepolcro ogni mia pena,
Risanarà il mio duolo,
Del tuo sangue odiato un sorso solo;
Gioirò vendicata,
Nascerà il mio seren da la tua morte.
E uccisa te, o malnata,
Non sarà più tiranno il mio consorte !
E tornerà giocondo
Il popolo, il senato e Roma, e' l mondo.
SCENA VIII
Drusilla, Valletto, Nutrice.
Drusilla vive consolata dalle promesse amorose di Ottone, e Valletto scherza con la Nutrice sopra la sua vecchiaia.
DRUSILLA
Felice cor mio
Festeggiami in seno,
Dopo i nembi, e gl'orror godrò il sereno.
Oggi spero ch'Ottone
Mi riconfermi il suo promesso amore,
Felice cor mio
Festeggiami in seno,
Festeggiami nel sen, lieto mio core.
VALLETTO
Nutrice, quanto pagheresti un giorno
D'allegra gioventù, com' ha Drusilla ?
NUTRICE
Tutto l'oro del mondo io pagherei.
L'invidia del ben d'altri,
L'odio di sè medesma,
La fiachezza dell'alma,
L'infermità del senso,
Son quattro ingredienti,
Anzi i quattro elementi
Di questa miserabile vecchiezza,
Che canuta, e tremante,
Dell'ossa proprie è un cimitero andante.
DRUSILLA
Non ti lagnar così, sei fresca ancora;
Non è il sol tramontato
Se ben passata è la vermiglia aurora.
RITORNELLO
NUTRICE
Il giorno femminil
Trova la sera sua nel mezzo dì.
Dal mezzo giorno in là
Sfiorisce la beltà;
Col tempo si fa dolce
Il frutto acerbo, e duro,
Ma in ore guasto vien quel, ch'è maturo.
RITORNELLO
Credetel pure a me,
O giovanette fresche in sul mattin;
Primavera è l'età
Ch'Amor con voi si stà;
Non lasciate che passi
Il verde april o'l maggio
Si suda troppo il luglio a far viaggio.
VALLETTO
Andiam a Ottavia omai
Signora nonna mia,...
NUTRICE
Ti darò una guanciata !
VALLETTO
...Venerabile antica,...
NUTRICE
Bugiardello !
VALLETTO
...Del buon Caronte idolatrata amica.
NUTRICE
Che sì,
Bugiardello insolente, che sì.
VALLETTO
Andiam, che in te è passata
La mezza notte, nonché il mezzo dì.
SCENA IX
Ottone, Drusilla.
Ottone palesa a Drusilla dover egli uccider Poppea per commissione d'Ottavia imperatrice, e chiede per andar sconosciuto all'impresa gl'abiti di lei la quale promette non meno gl'abiti che secretezza, ed aiuto.
OTTONE
Io non so dov'io vada;
Il palpitar del core
Ed il moto del piè non van d'accordo.
L'aria che m'entra in seno, quand'io respiro,
Trova il mio cor sì afflitto,
Ch'ella si cangia in subitaneo pianto;
E così mentr'io peno,
L'aria per compassion mi piange in seno
DRUSILLA
E dove signor mio ?
OTTONE
Drusilla, Drusilla !
DRUSILLA
Dove, dove, signor mio ?
OTTONE
Te sola io cerco.
DRUSILLA
Eccomi a tuoi piaceri.
OTTONE
Drusilla, io vuo' fidarti
Un secreto gravissimo; prometti
E silenzio e soccorso ?
DRUSILLA
Ciò che del sangue mio, non che dell'oro,
Può giovarti, è servirti,
È gia tuo più che mio.
Palesami il secreto,
Che del silenzio poi
Ti do l'anima in pegno, e la mia fede.
OTTONE
Non esser più gelosa
Di Poppea...
DRUSILLA
No, no.
OTTONE
...di Poppea.
DRUSILLA
Felice cor mio,
Festeggiami in seno.
OTTONE
Senti, senti.
DRUSILLA
Festeggiami in seno...
OTTONE
Senti, senti, io devo
Or ora per terribile comando
Immergerle nel sen questo mio brando.
Per ricoprir me stesso
In misfatto sì enorme
Io vorrei le tue vesti.
DRUSILLA
E le vesti e le vene io ti darò...
OTTONE
Se occultarmi potrò, vivremo poi
Uniti sempre in dilettosi amori;
Se morir converrammi,
Nell'idioma d'un pietoso pianto
Dimmi esequie, oh Drusilla,
Se dovrò fuggitivo
Scampar l'ira mortal di chi comanda,
Soccorri a mie fortune.
DRUSILLA
E le vesti e le vene
Ti darò volentieri;
Ma circospetto va', cauto procedi.
Nel rimanente sappi
Che le fortune, e le richezze mie
Ti saran tributarie in ogni loco;
E proverai Drusilla
Nobile amante, e tale,
Che mai, l'antica età non ebbe uguale.
Andiam, andiam.
Felice cor mio,
Festeggiami in seno.
Andiam, andiam pur, ch'io mi spoglio,
E di mia man travestirti io voglio.
Ma vuo' da te saper più a dentro, e a fondo
Di così orrenda impresa la cagione.
OTTONE
Andiam, andianne omai,
Che con alto stupore il tutto udrai.
SCENA X
Si muta la scena nel giardino di Poppea.
Poppea, Arnalta.
Poppea godendo della morte di Seneca perturbatore delle sue grandezze prega Amor che prosperi le sue fortune, e promette ad Arnalta sua nutrice continuato affetto, ed'essendo colta dal sonno se fa adagiar riposo nel giardino, dove da Arnalta con nanna soave vien addormetata.
POPPEA
Or che Seneca è morto,
Amor ricorro a te,
Guida mia speme in porto,
Fammi sposa al mio re.
ARNALTA
Pur sempre sulle nozze
Canzoneggiando vai.
POPPEA
Ad altro, Arnalta mia, non penso mai.
ARNALTA
Il più inquieto affetto
È la pazza ambizione;
Ma se arrivi agli scettri, e alle corone,
Non ti scordar di me,
Tiemmi appresso di te,
Né ti fidar giammai di cortigiani,
Perché in due cose sole
Giove è reso impotente:
Ei non può far che in Cielo entri la morte,
Né che la fede mai si trovi in corte.
POPPEA
Non dubitar, che meco
Sarai sempre la stessa,
E non fia mai che sia
Altra che tu la secretaria mia.
Amor, ricorro a te,
Guida mia speme in porto,
Fammi sposa...
Par che'l sonno m'alletti
A chiuder gl'occhi alla quiete in grembo.
Qui nel giardin, o Arnalta,
Fammi apprestar del riposare il modo,
Ch'alla fresc'aria addormentarmi godo.
ARNALTA
Udiste, ancelle, olà !
POPPEA
Se mi trasporta il sonno
Oltre gli spazi usati,
A risvegliar mi vieni,
Né conceder l'ingresso nel giardino
Fuor ch'a Drusilla, o ad altre confidenti.
ARNALTA
Adagiati, Poppea,
Acquietati, anima mia:
Sarai ben custodita.
Oblivion soave
I dolci sentimenti
In te, figlia, addormenti.
Posatevi occhi ladri,
Aperti deh che fate,
Se chiusi anco rubate ?
Poppea, rimanti in pace;
Luci care e gradite,
Dormite omai dormite.
Amanti vagheggiat'
Il miracolo novo:
È luminoso il dì, sì come suole,
E pur vedete, addormentato il sole.
SCENA XI
Amore.
Amore scenda dal Cielo mentre Poppea dorme per impedirli la morte, e si nasconde vicino a lei.
AMORE
Dorme, l'incauta dorme,
Ella non sa,
Ch'or or verrà
Il punto micidiale;
Così l'umanità vive all'oscuro
E quando ha chiusi gl'occhi
Crede essersi dal mal posta in sicuro.
ARIA
O sciocchi, o frali
Sensi mortali
Mentre cadete in sonnacchioso oblio
Sul vostro sonno è vigilante dio.
RITORNELLO
Siete rimasi
Gioco dei casi,
Soggetti al rischio, e del periglio prede,
Se Amor, genio del mondo, non provvede.
RITORNELLO
Dormi, o Poppea,
Terrena dea;
Ti salverà dall'armi altrui rubelle,
Amor che move il sol e l'altre stelle.
RITORNELLI
Gia s'avvicina
La tua ruina;
Ma non ti nuocerà strano accidente,
Ch'Amor picciolo è sì, ma onnipotente.
SCENA XII
Ottone, Amore, Poppea, Arnalta
Ottone travestito da Drusilla capita nel giardino dove sta addormentata Poppea per ucciderla, e Amor lo vieta. Poppea nel fatto si sveglia, e inseguito (Ottone creduto Drusilla) dalle serventi di Poppea fugge.
Amor, protestando voler oltre la difesa di Poppea incoronarla in quel giorno imperatrice, se ne vola al Cielo, e fornisse l'atto Secondo.
OTTONE
Eccomi trasformato,
D'Otton in Drusilla,
Ma d'uom in serpe, al cui veleno, e rabbia
Non vide il mondo, e non vedrà simile.
Ma che veggio infelice ?
Tu dormi anima mia ?
Chiudesti gl'occhi
Per non aprirli più ?
Care pupille,
Il sonno vi serrò
Affinché non vediate
Questi prodigi strani:
La vostra morte uscir dalle mie mani.
Ohimè, trema il pensiero, il moto langue, ohimè,
E'l cor fuor del suo sito
Ramingo per le viscere tremanti
Cerca un cupo recesso, per celarsi,
O involto in un singulto,
Ei tenta di scampar fuor di me stesso,
Per non partecipar d'un tanto eccesso.
Ma che tardo ? Che bado ?
Costei m'aborre, e sprezza, e ancor io l'amo ?
Ho promesso ad Ottavia: se mi pento
Accelero a miei dì funesto il fine.
Esca di corte chi vuol esser pio.
Colui ch'ad altro guarda,
Ch'all'interesse suo, merta esser cieco.
Il fatto resta occulto,
La macchiata coscienza
Si lava con l'oblio.
Poppea, Poppea, t'uccido;
Amor, rispetti: addio, addio.
AMORE
Forsennato, scellerato,
Inimico del mio nume,
Tanto adunque si presume ?
Fulminarti io dovrei,
Ma non merti di morire
Per la mano degli dei.
Illeso va da questi strali acuti,
Non tolgo al manigoldo i suoi tributi.
POPPEA
Drusilla, in questo modo ?
Con l'armi ignude in mano,
Mentre nel mio giardin dormo soletta ?
ARNALTA
Accorrete, accorrete,
O servi, o damigelle,
Inseguir Drusilla, dalli, dalli,
Tanto mostro a ferir non sia chi falli,
dalli, dalli, dalli, dalli.
AMORE
Ho difesa Poppea,
Vuo' farla imperatrice,
Ho difesa Poppea.
Finale della Scena
AMORE
Hor al cielo men vado,
O bellissime Dame, o Cavalieri,
Vado, e fra d' hora a voi ritorno.
Se forse impatienti
Delle dimore mie voleste ritrovarmi,
Cercatemi per l' orme delle bellezze amate,
Nel cor de Cavalieri, negl' occhi delle Dame,
Se voi ben guarderete,
Sempre con l' armi in man mi troverete.
RITORNELLO o SINFONIA